"La mia classe" di Daniele Gaglianone

 

Alla X^ edizione delle Giornate degli Autori promossa  da ANAC e 100autori - sezione parallela insieme alla Settimana della Critica  della  Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2013 - protagonista la scuola e più precisamente la classe come ambiente di insegnamento, apprendimento e relazioni umane.

La mia classe è  il film italiano  di Daniele Gaglianone che, in conferenza stampa del 25 luglio, è stato annunciato tra le novità  più interessanti sullo scenario internazionale della cinematografia in selezione a Venezia con La Belle vie, opera prima di Frédérique Moureau, Gerontophilia, la commedia romantica diretta dal genio di Bruce LaBruce, L’arbitro di Paolo Zucca ,Tres bodas de mas di Javier Ruiz Caldera e Kill Your Darlings con  Daniel Radcliffe. 

Si entra in classe, una classe “diversa” al cinema  con il racconto in pellicola che vede protagonista Valerio Mastandrea nel ruolo di Attanasio, professore  di italiano in una classe serale  di studenti stranieri nel quartiere multietnico del Pigneto, a Roma. Lo scenario per noi della Scuola è quello dell’emergente plurilinguismo in una società che si va facendo sempre più globale, se non ancora a pieno titolo inclusiva.

 

La grande novità è che gli attori/studenti di nazionalità non italiana impersonano  se stessi.

Veri gli attori quanto le loro storie di integrazione, emarginazione, inclusione, esclusione : un’impresa coraggiosa perché pionieristica del fare - un verbo forse  abusato - verità nel cinema e per impatto sulla scuola.

In quella che la fonte ufficiale - Punto e Virgola - presenta suggestivamente  come “la storia collettiva di una classe che si compone delle storie individuali degli studenti e dell'insegnante che ne fanno parte: un racconto vero che nasce tra mura scolastiche non convenzionali” non manca il colpo di scena anch’esso “vero”:

durante le riprese accade un fatto per cui la realtà prende il sopravvento. Il regista dà lo 'stop', ma l'intera troupe entra in campo: ora tutti diventano attori di un'unica vera storia, in un unico film di 'vera finzione'.

Ci vuole coraggio per sperimentare e a Daniele Gaglianone non manca: una riflessione, dirà, ha accompagnato e dato coraggio , quella del poeta e scrittore russo di inizio Novecento, Daniil Charms:

"le uniche poesie che vale la pena scrivere sono quelle con dei versi che se si prendono e si tirano contro una finestra, il vetro si deve rompere.”

A ben documentarci il regista di Pietro ( 2010) e Ruggine (2011) al film di rottura è preparato.

Pietro del’omonimo film è uno che vive  alla giornata in un'anonima periferia con  pochi soldi  guadagnati in nero distribuendo volantini in strada,  vittima dei soprusi al lavoro di un capo violento e losco e della relazione difficile con il  fratello tossicodipendente Francesco che è tutta la sua famiglia. Illusorio  l’amore per una ragazza quanto la svolta sociale della sua vicenda umana e sociale. È in Ruggine che l’impegno sociale di Gaglianone si va a delineare a tinte più forti: ambientazione un quartiere di periferia del nord Italia popolato di immigrati meridionali e dell’ est, un microcosmo della babele  etnica e linguistica in guerra di povertà ed emarginazione alla fine degli anni settanta di una calda estate. Il gioco pericoloso da grandi si svolge al Castello, due vecchi silos arrugginiti - da cui il titolo - sui quali col tempo si sono accatastati rottami e ferraglia. 

Nell’attenzione dedicata del regista al film d' ambiente, grande è l’attesa di entrare con lui in classe , con il film prodotto da Gianluca Arcopinto per Axelotil Film, Kimerafilm, Relief, in collaborazione con Rai Cinema,  scritto da Gino Clemente, Claudia Russo, Daniele Gaglianone, con la fotografia di Gherardo Gossi, il montaggio di Enrico Giovannone, il suono in presa diretta di Stefano Campus, il montaggio del suono di Vito Martinelli, le scene di Laura Boni, i costumi di Irene Amantini ed un cast di attori eccezionalmente veri.

 

"La mia classe" in clip

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