“E’ Stato il figlio”: benvenuti al Paradiso con Daniele Ciprì

 

Finalmente al cinema sotto le stelle d’estate, l’atteso film di Daniele Ciprì. 

“È stato il figlio” tratto dal romanzo di Roberto Alajmo - primo dei tre film italiani in concorso alla Mostra di Venezia 2012 - è girato a Brindisi nel quartiere Paradiso, un nome che prelude a scenari di sognata bellezza e beatitudine. 

 

Si parla in siciliano e l'ambientazione dovrebbe essere Palermo, ma a Ciprì, stanco dell’attesa di concessione delle riprese nella città siciliana da parte del comune, poco importa.

Il quartiere popolare Paradiso, in primis, ma anche quelli della Commenda, Bozzano ed ancora le cittadine di Mesagne e San Pancrazio Salentino sono lo scenario periferico, comunque suggestivo, del suo racconto “ in pellicola”.

Le periferie urbane, in fondo, si somigliano tutte come luogo universale della desolazione pervasa di precarietà - humus di una criminalità spicciola scelta per la sopravvivenza.

La Palermo degli anni Settanta,così come una qualsiasi città del sud nei cicli e ricicli storici, è la “quinta” di una storia vera. 

Un uomo di nome Busu , sorta di cantastorie, seduto in un ufficio postale racconta alle persone in attesa le vicende di una famiglia disagiata composta da Nicola Ciraulo - nella eccezionale interpretazione  di Toni Servillo-   con la moglie Loredana ed i figli Tancredi e Serenella, che vivono insieme ai nonni Fonzio e Rosa in permanente precarietà. 

A sconvolgere la vita della famiglia è la morte di Serenella, che vittima innocente di un proiettile vagante muore colpita - per errore - in un regolamento di conti mafioso. L'uccisione della piccola è l’incipit narrativo e filmico di uno squallido e pur necessario riscatto : il risarcimento economico che lo Stato riserva alle vittime di mafia.

Il denaro tarda ad essere erogato alla famiglia che nell’attesa spende e si indebita, genera danno su danno: il vincolo al prestito di un usuraio.

La grossa somma alfine arriva e l’investimento in un’auto “esagerata” è tutto materiale, all’opposto della perdita nel cuore della famiglia di un figlio.

La Mercedes, abbagliante di ricchezza, nuovo status e dignità sociale guiderà i Ciraulo alla rovina familiare. 

In una notte brava, tra “giri” tutt’altro che giusti, il giovane Tancredi ignora il divieto del capofamiglia ad usare la Mercedes - di sua assoluta e inviolabile proprietà - e subisce l'affronto di uno “sgraffio”.

Lo sgraffio nella connotazione popolare e simbolica del solco violento lasciato sulla pelle e nell’animo scatena la furia rabbiosa del padre Nicola per il sogno di riscatto irrimediabilmente “deturpato”. 

Figura sacrificale per la morte di Nicola, ferito a morte nello scontro familiare, è il figlio. Sopravvivere per la famiglia che resta e scegliere il colpevole da consegnare alla giustizia sono un tutt’uno. Un altro, l’ultimo … figlio perduto,  nella  miseria della solo fittizia ricchezza.

 

L' intervista a Daniele Ciprì  "sempre cinico" 

All’ Arena Eden di Brindisi, il 19 e 20 agosto

 

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