“Cosa rende felice il nostro cervello (e perché devi fare il contrario)” di David DiSalvo

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22-09-2013


 

Scettici di fronte ai “ricettari” di saggistica su come essere felicicome essere vincenti e altre improbabili regole di vita, lo scegliamo come novità editoriale di scrittura saggistica “con cervello”.

Ed il libro del giornalista neuroscientifico David DiSalvo “Cosa rende felice il nostro cervello “ nell’inciso (e perché devi fare il contrario)-  sorta di nonciclopedia   per Bollati Boringhieri Editori - non delude  nella  capacità di  intrattenere, divertire e far riflettere.

Rigorosamente fondata sullo studio  della  scienza comportamentale , ci viene restituita  nel saggio la  definizione di cervello come macchina alla guida dell’ordine.

“Il nostro cervello è una macchina per prelevare e prevedere schemi ricorrenti, che ama la stabilità, la chiarezza e la coerenza”.

E’ proprio nella ricerca  della rituale e finanche stereotipata chiarezza, la fallibilità del cervello.

 

Tutto ciò che viene percepito come destrutturante, viene osteggiato:  “tutto meraviglioso” tranne quando non lo è  afferma David DiSalvo.

Piace ed è rassicurante per il cervello umano pensare, ad esempio , che le donne siano il sesso debole… salvo  trovarsi  stesi da un colpo di karate!

Non ci sono istruzioni che tengano per l’uso del più imperfetto dei meccanismi perfetti, come  in premessa di Wray Herbert:

“Tutti noi ci affidiamo in continuazione a copioni e stereotipi, sfruttandoli come efficaci scorciatoie per risparmiare tempo ed energie mentali. Tuttavia possono alterare la nostra capacità di giudizio”.

Ingannare il cervello  è  forse la via per la felicità?! E' dello psicologo Carey Morewedge della Carnegie Mellon University di Pittsburgh la "epifanica" scoperta in illusoria sazietà. Per mangiare meno può bastare usare la fantasia e, prima di sedersi a tavola, pensare di mangiare molte porzioni del cibo: illusorio, ma appagante il senso di sazietà nell'attività dei neuroni. Nessuna differenza è elaborata tra  stimoli veri e immaginati.  

Perché non provare pure a  leggere un libro diverso,  assai originale   vincendo l’avversione celebrale per  il genere self –help o auto-aiuto?  Il vantaggio promesso è  la scoperta di un testo argomentativo sull’uso del cervello svincolato da schemi assoluti, in cui il diverso è accolto con guizzo di genio.

 

di Severina Carnevale per Uil Non solo scuola