"Universitari, molto più che amici"

  • Stampa

28-09-2013


 

Divertiti dalla recensione di “Spettacoli.blogosfore”, ne condividiamo l’invito alla visione come ultima performance, di certo successo o incasso, del “maestro” del cinema giovanile, Federico Moccia.

Alla ribalta dello scenario politico-sindacale in tema di bonus, percentili, borse di studio e di mobilità , gli “ Universitari”  molto più che amici sono i  protagonisti  di un ‘esperienza di vita , fuori sede , fuori casa.

Insolita la dimora che si troveranno a condividere: un' ex clinica, adibita - per volere del proprietario - a residenza - da affittare proprio agli universitari, di sesso e dominio maschile fino all’invasione delle donne.

Francesca, Giorgia ed Emma arrivano a 'Villa Gioconda' a sconvolgere il virile  equilibrio  della  dimora in un‘entropia  ruffiana e divertente. Anche la location,  universitaria doc: l l'Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma.

 

Pur nella mai sopita antipatia per colui che con la sua pellicola ha ispirato la  dannosa moda del lucchetto d’amore su ponte Milvio, a  Moccia -  il regista del genere prevedibile - va riconosciuta la capacità di rasserenare l’animo dei giovani e di coglierne lo spirito positivo.

Racconta di ragazzi  capaci di fare gruppo fino a creare una sorta famiglia fra incomprensioni e complicità in vivace convivenza. Persone diverse finanche per paese di provenienza - da Sud e dal Nord –  si ritrovano all’università  come ultima  isola di vita ‘scolastica’ (ad arrivarci però?!) in un disegno assai incerto di  indipendenza, lavoro e carriera.

Mocciano o ruffiano il film  per Cinefilos – Da chi il cinema lo ama  non  tralascia nessun argomento di interesse giovanile:

“ Per una sorta di grottesca par condicio, non viene lasciato fuori niente: c’è il trauma  dovuto alle liti dei parenti, il dolore per la perdita del padre, i genitori poco presenti, le imposizioni e i rancori, i tradimenti e le pene d’amore, persino l’immancabile sorella con problemi di droga e di debiti. Per rendere giustizia ai tempi di cambiamenti culturali, viene addirittura introdotta la figura dell’iraniano Faraz (Brice Martinet), portatore di una diversa visione del mondo, che non perde occasione di esemplificare attraverso stereotipi senza fine”.

Nell’aggettivo mocciano, l’identità di un genere filmico che, a dispetto degli strali della critica, prospera ed invade la scrittura e la musica. 

Il trailer