"L'albero e la vacca" di Adriàn Bravi

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28-09-2013


 

Primo libro presentato nell’ambito del progetto editoriale Feltrinelli in cooperazione con gli editori indipendenti per dare visibilità ai “piccoli di qualità”, L’albero e la vacca conferma la validità dell’esperimento nella scrittura visiva, ricercata e pregna di dolente umorismo di Adriàn Bravi.

E’ in ragione della ricerca letteraria ed editoriale che  il romanzo dello scrittore italo- argentino, felicemente radicato nella quiete di Recanati, riporta sulla copertina la doppia indicazione di Nottetempo e Feltrinelli.

Un'occasione di intensa lettura emozionale, per noi, il breve libro di qualità narrativa  nella  nuova collana di marchio “Indies", dal termine indie mediato dalla musica e volto a designare un genere indipendente. 

"L'albero e la vacca" racconta la storia di un bambino di otto anni, Adamo, che assiste prima ancora che alla separazione dei genitori, alla disgregazione della stima e degli affetti familiari.

 

Nel giardini pubblici di Recanati, dalla sommità di un albero - il “tasso mortifero” descritto con dovizia di particolari e suggestive evocazioni letterarie - è, per il bambino, la visione chiara della sua famiglia e la via di fuga.

Testimone del silenzio umiliato del padre, quanto delle ingiurie gridate della madre, è consapevole che la storia tra i due infelici adulti è destinata a finire e per compensare e non riflettere, ha il suo tasso mortifero su cui contare “rossastro, longevo e sempreverde” nel colore della speranza. Una rappresentazione, se non una figura di affiancamento:

“Mi fidavo di quest’albero. C’è chi lega la propria infanzia a un cane, a un gatto o a un pappagallo, io l’ho legata al tasso mortifero”.

Del tasso sa tutto, quanto il suo dotto autore; conosce l’effetto dei suoi rossi, velenosi  frutti, eppure trasgredisce nella piacevole scoperta dell’effetto allucinogeno e consolatorio che deriva dal malefico nettare.

Stupefacente l’effetto del succo proibito degli arilli dell’aulica pianta. Le velenosissime bacche restituiscono ad Adamo una percezione paradossale, ma positiva  della vita.

Accoccolato sul ramo del tasso ed inebriato dal  gusto degli arilli, vedrà apparire una placida vacca a rasserenare l’orizzonte della sua esistenza.

Col suo andamento lento, la vacca diventa mentore per il bambino della possibile risoluzione di situazioni spinose, quanto il ramo del tasso che pur lo accoglie.

L’ allucinazione, in beata mansuetudine, è la fuga dal presente di una famiglia irrimediabilmente smarrita, pur nella irrinunciabile speranza dell’infanzia.

Nel tasso e nelle sue bacche, furtivamente date in pasto ai genitori, è il sogno irrealizzato  della riconciliazione:

“Poteva succedere che sotto  l’effetto del tasso mortifero i miei si fossero ammorbiditi e si dicessero delle cose carine, o anche semplici, ma senza litigare e, se ci scappava pure un bacio sulla guancia, tanto meglio”.

Il racconto di formazione di Adriàn Bravi è nel  viaggio immaginario del bambino: fortificato dal dolore, troverà infine la forza  per approdare all’età adulta.

La famiglia, nelle divergenze caratteriali dei genitori, è lasciata alle spalle con un profondo senso di desolazione e riflessione per il lettore adulto. L’ascolto e la parola partecipata nell’amore sono fondanti , quanto disgreganti nell’assenza, per il benessere dei bambini.

Lucida la visione dell’autore sul disagio infantile  per voce del suo giovane protagonista:

Era quasi impossibile dire quello che pensavo, anche cose banali, perché mia madre - oltre a non avere la pazienza di ascoltare quello che volevo dire – pretendeva che tutto fosse detto a gran velocità, così di solito non mi seguiva e mi parlava sopra senza farmi mai finire … Alle volte mi infilavo tra le urla e provavo a esprimere la mia  opinione in un tempo ridottissimo. Sbagliando, dicendo sempre le cose sbagliate.

Con il padre è incomprensione nella diversità e nel vuoto dei buchi neri dell’emozione: lui parlava lentissimo, tutto sbocconcellato, e io potevo trovare tutti i buchi che mi pareva, all’inizio, in mezzo o alla fine di qualsiasi discorso ..

Da meditare, per gli adulti della famiglia e della Scuola, il bisogno  sempre speciale ed il diritto di tutti i bambini alla parola in libertà e al tempo placido dell’infanzia.

Nella prosa visionaria di Adriàn Bravi, l’anelito fanciullesco alla serenità è compiuto nella condizione di fantastico straniamento: in cima ad un possente albero, lui sì  capace di sostenere i dolori troppo gravi per l’infanzia.

 

di Severina Carnevale per Uil Non solo scuola