Il RACCONTO DA NOBEL DI ALICE MUNRO

13-10-2013

 

 

Un Premio Nobel alla letteratura  diverso nel genere testuale della short-story, breve ma intenso per talento narrativo di Alice Munro nella lucente tradizione della letteratura anglofona.

Canadese, classe 1931, Alice Munro è stata riconosciuta dagli accademici di Svezia come «maestra del racconto breve contemporaneo»  per la raffinata capacità di introspezione che le ha meritato nel tempo l’affatto ardito accostamento  a Čechov. Suo, come dell’ autore russo, il microcosmo di provincia  reso con scrittura sobria, pronta a cogliere  attimi di liricità nella vita spesa in ordinaria consuetudine.

Un premio  quello di Alice Munro che nella eccellenza del Nobel ha colto impreparati i più, affatto sorpresi i suoi lettori, unanime il mondo della letteratura e la critica nell'invito alla lettura e alla scoperta delle sue opere.

Scegliamo “Nemico, amico, amante” (Einaudi, 2003), la raccolta di nove racconti, come iniziazione alla sua  scrittura: tutte storie di  famiglia, restituite con una sensibilità femminile che non lascia insensibile nessuno, nel sentire di genere in autentica emozione.

Nulla di straordinario se non la familiarità del vivere quotidiano in vibrante umanità, ora nella noia di un lavoro come commessa il cui senso di  fugace appagamento -  un po’ poco invero e come lettori lo percepiamo - è nel sorriso soddisfatto di un’anonima cliente; ora il senso della vita  di una donna,  moglie madre realizzata in  Post and Beam  pronta a  fugare il disegno suicida  della cugina Polly  “ metà di niente”, rendendola   parte della sua  fortuna,  tranne del dono esclusivo della  maternità.

Niente che avesse a che fare con i bambini, in  un patto, una promessa senza senso. E nella promessa è l’intimità del lettore con Lorna al confronto con l’ amore per i libri, la maternità, la fede. Già, scanditi nella  grave riflessione, i suoi impegni:

“Rinunciare a leggere libri.

Prendere in affidamento bambini difficili provenienti da paesi poveri. Sfinirsi per curare le loro ferite e il loro senso di abbandono.

Andare a messa. Decidere di credere in Dio”

Non sfugge Lorna alla sana fragile femminilità: “Tagliarsi i capelli, rinunciare a truccarsi, non strizzarsi mai  più il petto in un reggiseno a balconcino”.

Nella promessa il dubbio di una vita, la sua, nella taciuta  possibilità che succedesse qualcosa… il proprio  matrimonio un grosso cambiamento, ma di sicuro non l’ultimo.  

Nel finale e nell’invito a raggiungerli, la  voce  fuori campo dei figli di Lorna, loro sì mantenuta promessa :  Dai , mamma. Mamma . Vieni anche tu.

Nella mancata risposta è la suspense: Polly è salva; la protagonista del disegno  creativo di Alice Munro è  uscita di scena:  tragica fatalità o suggestiva  e teatrale pièce narrativa?

Abile regista dei dispositivi narrativi, in classicità è la scelta di Alice Munro  di titolare la raccolta dal racconto clou e fil rouge dell’ispirazione letteraria Nemico, amico, amante che racchiude la complessità, pur sempre prevedibile, delle relazioni umane.

“Quello  che si ricorda”, per Margherita Oggeroil più bello dei bellissimiper la straordinaria parsimonia di mezzi con cui la Munro descrive il passaggio dalla passione al tranquillo tran tran coniugale,il sorgere imprevisto dell’attrazione sessuale, il cedere ad essa, il ricordo che resta nitido per un ' intera vita”.

Temi ricorrenti nella vita, nei libri… film già visti,  ma da da Nobel nell’arte del racconto  di Alice Munro.

di Severina Carnevale per IRASE UIL Non solo scuola

 

 

 

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