“Felici i felici”

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19-10-2013

  

 

Per il  Premio Nobel Alice Munro e la sua protagonista, “ Troppa felicità” è  un tazzone caldo da stringere in mano :

“Si siede come sempre nella sua grande poltrona, circondata da pile di libri e di riviste mai aperte. Sorseggia adagio la tisana insipida che ha preso il posto del caffè. C’è stato un momento in cui ha creduto che non ce l’avrebbe fatta a tirare avanti senza caffè, ma poi ha scoperto che quello di cui non può fare a meno è stringere in mano il tazzone caldo, che è quella sensazione a favorirle i pensieri, o qualunque altra pratica svolga nel corso delle ore, o delle giornate. 

Per Jorge Luis Borges:

Felices  los amados y los amantes y los que

pueden  prescindir del amor

Felices los felices. 

                                                                            

"Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell'amore. Felici i felici”: nei versi del narratore, poeta e saggista argentino  è il titolo come il senso del romanzo di Yasmina Reza - Heureux les Heurex - nella traduzione italiana per Adelphi,  alla ricerca condivisa con Claudio Magris dell' “incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto".

 

Col “tazzone caldo” della Munro e  sull’incipit di Borges, andiamo anche noi alla ricerca dell’incanto nella scrittura di Yasmina Reza. Quello sì trovato, oltre la felicità.

Perché la delusione, che titola il romanzo d'esordio della  commediografa di successo mondiale, pervade insieme ai temi della  solitudine e della stanchezza,  il  ritratto della vita di coppia  nell’incomunicabilità e  nell’incomprensione. Ciò che resta  dell’amore, è  l’anelito alla felicità.

Di padre russo e madre ungherese, classe ’59,  l’ autrice dà prova  del talento “felicemente” contaminato della  drammaturgia con la scrittura lirica.

All’interno del rapporto di coppia è svelata l’inquietudine esistenziale. Sentimenti ed emozioni sono messi a nudo  in un impianto narrativo di  grande, desolante  bellezza.

“Un teatro dei nervi”, per definizione dell’autrice, il suo ultimo romanzo per Adelphi animato da personaggi inquieti, insofferenti , arrabbiati nell’ispirazione drammaturgica di John Osborne in “ Look back in anger” ed Harold Pinter in “Old Times”.

Come ai vecchi tempi  di Pinter, attuale e cogente è la rabbia per la disattesa felicità nel racconto del primo monologo : Robert Toscano e la moglie Odile sono una coppia ad alta tensione e conflittualità, “ senza armonia e spontaneità”, con un figlio  cui non  basta un regalo a compensare la smarrita felicità familiare.

Nelle parole del piccolo Antoine :“ non ti scomodare, non ho più bisogno di una penna che mi faccia felice”  è il segreto  e l’urgenza di “ ridurre al minimo le pretese di felicità”, quella fittizia, per  attimi di autentica, condivisa emozione.  Di Yasmine Reza   è la  verità  del danno  e della impossibilità di “ ristabilire l’armonia nella camera incantata dell’infanzia”.

Sulle note di una canzone,  Sodade, è la scoperta della solitudine della voce come nostalgia, mancanza, rimpianto :  di tutte quelle cose  intime e non condivisibili,  svuotate di valore  come il carrello della spesa, trascinato per inerzia dai due coniugi, non più coppia, nel freddo teatro della quotidianità.

"Le coppie mi disgustano, mi disgusta la loro ipocrisia, la loro presunzione, la loro vieta connivenza" dirà , nel romanzo per monologhi, Chantal Audouin ; "Quando sono a casa ho sempre paura che arrivi qualcuno e veda quanto sono solo" è la dichiarazione di un  uomo al suo analista.

Perché la felicità-  è detto nella sinossi del romanzo -  nell'amore o nell'assenza di amore, all'interno di una coppia o fuori di ogni legame - è un'attitudine. Non solo di mogli inquiete e mariti traditi,  ma anche di amanti, come  Paola Suarez, in lacerante estraneità:

Tra me e  lui , su una specie di tavolinetto, c’era una foto incorniciata di sua moglie che rideva … insieme alle due figlie.

E la pena che si prova, condivisa con  un’ altra dei  18 protagonisti felici (?!) del romanzo, Marguerite Blot, non è pena d’amore, piuttosto una pena d’abbandono. Lasciarsi, come lasciato è una parola di tutti i giorni, che non fa alcun rumore.

La famiglia, se vera, è una confortevole nicchia al calduccio, da cui guardare il mondo nella geometria della vita: un “trapezio isoscele”  in cui l’inverno è in alto, una linea dritta e precisa. L’ autunno e la primavera disegnano una specie di gonna e l’estate è sempre stata un lungo terreno piano.

Peccato  che gli angoli si spuntino in precarietà  nel desiderio sempre vivo di ristabilire la geometria della vita  mettendoci, magari , sulla strada qualcuno di allegro con cui si possa ridere e a cui piaccia camminare, senza perdersi.

Nel cammino, disturba- sempre e comunque- la domanda diretta, come quella rivolta a Helene Barnèche da un suo vecchio amore,  sei felice?   

Grottesca  nella distanza del tempo giovanile della passione-  segnato da lunghi capelli brizzolati e collo imbolsito-  basta  a spazzare via, in dieci secondi,  trent’anni di tranquillità emotiva, se non di felicità.

Affiora, ma a bassa voce , il vantaggio dell’emozione, a dispetto di tutto, in una irrinunciabile relazione di cura , perché “si vede quando nessuno si prende cura di noi”. Per sentirsi vivi e assaporare “una bella giornata”, non importa la  lucidità della meta,  nel sole che  acceca .  La via è  forse quella   di lasciarsi andare , a costo di infilarsi in un labirinto di blocchi di calcestruzzi e cartelli, con qualcuno che ti tiene la mano ben stretta. Basta per un fugace sentimento di infinita gratitudine.

Tutta nella lucidità intransigente di  Yasmina Reza  è, invece,   la nudità del dire  ciò che è e di cercare il senso della propria vita , in lirica solitudine,  dentro come  oltre la coppia: “Felici  i felici “  nella mai smarrita attitudine alla felicità.

di Severina Carnevale per IRASE UIL Non solo scuola