“L’importanza dei luoghi comuni”

26-10-2013


 

I fiori, l’erba e le altre cose bellissime
verranno forse dopo, ma ci basta

 

Con i versi  in poesia di Fabio Pusterla dalle “Terre emerse”, alla ricerca di  una sempre nuova calma nella vita tra gli oggetti del quotidiano e  le cose dimenticate, si apre il romanzo breve per Einaudi “L’importanza dei luoghi comuni” di Marcello Fois, riconosciuto dalla critica come uno degli autori contemporanei più eleganti nella forma e nello stile narrativo.

Gli uomini, nella complessa storia al femminile di Fois mosso dal “ femminile carsico” che è in lui , sono solo evocati: protagoniste due sorelle gemelle,  precocemente abbandonate dal padre - semplicemente perché non gli interessava essere genitore -  e separate da vite diverse, in estraneità.

 

L’incontro, quello vero e maturo, è  per loro nella mezza età quando fanno ritorno alla casa di famiglia, nell’assenza del padre, questa volta non scelta. A separarli la sua morte.

Marinella e Alessandra varcano “il luogo comune” dell’infanzia -  la casa disabitata dal calore familiare - per ritrovarsi in un  clima di dolore, indolenza e curiosità ai confini del  livore.

«Sto studiando una teoria di Fisica, che ha a che fare con la necessità di trovare un punto in comune. Una teoria generale del Tutto. Dice che esiste un punto in cui anche le ipotesi totalmente antagoniste coincidono. Un unico punto certo difficile da trovare, ma che vale la pena cercare … Ecco, io penso che adesso riuscire a combinare il nostro personale livore con la morte di quest’uomo che è stato nostro padre sia difficile come trovare un punto in comune tra la meccanica quantistica e la relatività generale …»

Pensieri di fisica “esistenziale” quelli di Marinella - di professione astrofisica, risoluta in niente al contrario di Alessandra, l’organizzatrice di eventi  la cui ricerca identitaria è nella perfezione, pur solo apparente:

«Questa casa forse per noi ha rappresentato quel punto … Siamo qui, capisci? E magari sarà l’ultima occasione che abbiamo per essere del tutto sincere l’una con l’altra».

Una cinica, l’altra morbida : insieme  nel silenzio delle stanze interrotto solo  dai rumori dell’abbandono come della smarrita relazione di cura nell’infanzia e nella vita:

Dalle intercapedini, dalle tubature, dalle fessure scaturivano urla di macachi e sibili di vipere fischianti che Marinella e Alessandra udirono con chiarezza.Si guardarono intorno e per la prima volta si accorsero che quelle grida di tela strappata non erano nient’altro che l’espressione di tutte le ore che avevano portato sulle spalle. 

Nel tentativo  di trovare quel punto in cui, secondo la fisica, anche le ipotesi totalmente antagoniste coincidono-  come la loro idea di padre -  si consuma lo scontro tra divergenti punti di vista e disegni del mondo fuori da quelle mura.

Nella casa come luogo comune è lo scontro in dolente  memoria. I ricordi di Alessandra e Marinella non coincidono; comune è solo la loro  percezione del  tempo smarrito.

Il dialogo tra  offese,  pesanti  silenzi e lampi di distensione, è reso ancora più triste dalla comparsa sulla scena - in teatrale scrittura di Fois -di  una terza donna, quella sì non estranea alla vita del padre.

A lei è destinata  la casa , per scelta  condivisa delle  due figlie.  Non ha senso lottare o contendersi quelle quattro mura, vuote di amore. Non ha senso… Non ha proprio senso nel  silenzio pieno, gonfio di pace  della maturata comprensione.

Per loro quella casa è stata  solo, come nei versi di Pusterla, una  "terra emersa" destinata a sprofondare tra bolle e lapilli di dolenti   ricordi.

“Quanto dolore”, pensarono, senza immaginare di pensare la stessissima cosa, “quanto dolore”.

E’ nel dolore l’identità familiare ritrovata  "in uno specchio d’acqua che si spalanca in un gorgo oscuro, nel borbottio del non detto."

Non servono altre parole. Elaborato il  distacco dalla figura paterna sul terreno del ricordo - quello sì importante -  si va avanti nella vita ad occhi disincantati, senza  smarrire il senso della rinascita  tra  i fiori, l’erba e le altre cose bellissime che verranno.

Loro,  come  per il lettore nel pathos della scrittura di  Fois, è il sollievo dell’abbraccio nell’aria incredibilmente tiepida fuori dalle  tristi mura, nell’ attesa delle acque calme della vita. E questo basta.

di Severina Carnevale per IRASE UIL Non solo scuola

 

 

 

 

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