Sulla matematica, "ll teorema del pappagallo" di Denis Guedj

08-12-2013


 

Tra una mole di dati ed una folla di parole, si insinua la verità o la questione irrisolta Ocse-Pisa sulle competenze matematiche nella nostra Scuola.

Il  notevole progresso - riferito  ai nostri requisiti o buchi neri  per restare in area scientifica - è in realtà ancora un giudizio sospeso, per genere, numero e percezione identitaria rispetto alla matematica. Ancora non ci siamo.

E nell'emergente dibattito sulla promozione del talento, i risultati da noi segretamente sortiti attraverso i più disparati test e focus online - pensati per i nostri figli, ma applicabili a noi adulti della Scuola - confermano: non ci siamo. Perché maschi o femmine con scarsa autostima,  perché del Sud? O cosa?!

Ed ecco spuntare tra gli scaffali in libreria un colorato, occhiuto pappagallo, lui sì custode di segreti quanto ermetici quesiti matematici. È il pappagallo Nofutur - al centro della narrazione di Denis Guedj nel suo ll teorema del pappagallo - ad animare  le discussioni sui matematici e a restituirci "perle di saggezza".

Quanto basta, nella sinossi, per invitare alla lettura.

Il romanzo dello scrittore-matematico  Denis Guedj tratta di matematica: pubblicato per la prima volta, in Italia, dalla casa editrice Longanesi nel 2000, ritorna con il suo pappagallo dal piglio ancora più arguto nell'edizione TEA.

A Parigi, in rue Ravignan, è la casa del protagonista: l’ottuagenario Pierre Rouche, ancora brillante mente filosofica, appassionato di libri, proprietario lui stesso della  libreria "Mille e una pagina".

La sua routine è con la compagna/commessa  factotum, Perrette Liard - una burbera benefica - ed i figli di lei: i gemelli diciassettenni Jonathan e Lea; Max, il figlio più giovane adottato, un ragazzino sordo dalle risorse insospettabili.

Sarà una lettera a segnare la chiave di svolta della vita di Pierre come della narrazione: da  Manaus in Amazzonia, un vecchio compagno di università - il matematico Elgar Grosrouvre - dopo cinquant'anni, gli anticipa l'arrivo di un’intera collezione di libri antichi, una sorta di "summa" del sapere matematico dell’umanità. Un  sapere che va al di là delle aride formule matematiche. In amicizia e rivelatrici del senso dello studio della matematica, le disquisizioni  di Elgar su Pitagora:

Ti ho mai detto che cosa mi aveva attirato verso Pitagora? Il fatto che è stato lui ad inventare la parola amicizia. Lo sapevi? Quando gli chiesero che cosa era un amico, lui rispose: "Colui che è l'altro me stesso, come accade ai numeri 220 e 284". Due numeri sono "amici" o "amicabili" se ognuno di essi è la somma di tutti i divisori dell'altro (esclusi i numeri stessi). I due numeri amicabili più celebri del Pantheon pitagorico sono appunto 220 e 284, che formano una bella coppia. Puoi fare la prova se hai tempo. E noi due, siamo "amici"? Quali sono i tuoi divisori, Pierre? E i miei? Forse è arrivato il momento di fare la somma dei nostri divisori.

Sempre per via epistolare Grosrouvre preannucia la sua  certa morte in circostanze sinistre, da noir e da indagare alla ricerca di indizi riposti nelle lettere.

Depositario della dimostrazione dell'Ultimo teorema di Fermat e della congettura di Goldbach, la vita di Elgar Grosrouvre è minacciata da un gruppo di persone intenzionate ad estorcergli le risoluzioni matematiche, ad ogni costo.

Stranezze da matematici:  piuttosto la morte che la rivelazione affidata ad ignoranti. Così, pur di non smarrire il suo patrimonio scientifico, rende Ruche  partecipe del suo segreto. Il teorema è stato - per sua scelta - affidato alla straordinaria memoria di un suo fedele compagno.

Sempre in confidenza, è restituita a Pierre una lista di matematici: da Talete ad Eulero, passando per Fermat, Cartesio  ed ancora matematici arabi come Sharaf al-Dīn al-Tūsī.

Ha inizio  per il lettore, come per tutti i personaggi della bizzarra famiglia allargata, il periglioso viaggio con Pierre - in lungo e in largo, dal mondo greco al mondo arabo, fino all'età moderna e contemporanea - nei meandri dell' aritmetica, dell'algebra e della geometria.

Sui pochi indizi delle lettere - nell'allure parigina - è  la ricerca, all’interno della Bibliothèque Nationale e dell'Institut du Monde Arabe di Parigi, di tutti i personaggi, compresi il taxista amico di Pierre, Albert, e Habibi, il proprietario di un negozio nei dintorni di rue Ravigan.

Forse in un incendio la morte accidentale o autolesionista di Grosrouvre; certo, invece, il rapimento del suo amato pappagallo Nofutur con Max nella città di Siracusa.

La scena narrativa si sposta  in Sicilia dove l’antagonista - in aura di mafia-  prende il nome e le sembianze di un vecchissimo conoscente di Grosrouvre, un certo Don Ottavio.

A voler  estorcere le dimostrazioni a Grosrouvre era stato proprio  lui, nell’intuizione  della vera identità del dotto compagno di una vita del matematico scomparso: il pappagallo!

Lui, per precisione lei, la pappagalla Mamagueña - in antitesi con la percepita minoranza di genere OCSE PISA - la fedele, inseparabile e talentuosa amica di Grosrouvre.

Il ruolo di Max - per intervento persuasivo di Don Ottavio - è quello di convincere Nofutur/Mamagueña a rivelare le dimostrazioni. Invano: la pappagalla, forse  sotto shock per la morte del suo padrone o per strategica scelta - non ricorda e non parla.  

La missione a Manaus nel tentativo  di risvegliare i ricordi  di Mamagueña  fallisce; a nulla valgono i tentativi  maldestri di Max di far parlare Mamagueña  sulle dimostrazioni.

Alla morte di  Don Ottavio,  a Pierre resta solo il  suo ermetico messaggio:

«Nell'incendio di Crotone, appiccato da Cilone, uno dei Pitagorici  riuscì a salvarsi: Gr...».

Poche parole che fanno riferimento - scopriamo non senza difficoltà - a quando, nel V secolo a.C. venne rifiutato al nobile Cilone di entrare nel "clan" dei Pitagorici e questi, per ripicca, aveva  incendiato  la stanza dove essi si stavano riunendo.Testimonianza dell'affetto che, nonostante tutto, Don Ottavio  aveva nutrito per Grosrouvre? O, forse, prima di morire, Don Ottavio aveva voluto chiedere a Pierre di credere alla sua estraneità al misfatto dell‘incendio mortale per Elgar?

Alfine Nofutur-Mamagueña, liberato da Max, spiegherà  in una conferenza di pappagalli le dimostrazioni di Grosrouvre rispetto all'ultimo teorema di Fermat…

Con abile tecnica narrativa, il colpo di scena: apprendiamo che si deve ad un certo Andrew Wiles la  dimostrazione che l'Ultimo Teorema di Fermat, come la congettura di Goldbach, è a tutt'oggi indimostrata!

Certo intrigante la lettura, ma a prevalere - al di là di ogni matematica argomentazione - è ancora solo la nostra "intelligenza" linguistica; evidentemente irrisolta la comprensione del teorema.

Resta geniale il ruolo del pennuto, saccente protagonista - per bocca o becco del quale - parlano Talete, Pitagora, Fermat in un originale romanzo di formazione. 

Tra dialoghi venati di ironia, aneddoti e sicuro stile narrativo, è il percorso di lettura  sulla storia della matematica dagli albori ai giorni nostri. Tra calcoli e formule, il valore aggiunto è nel fascino della narrazione: tutta da scoprire.

 

di Severina Carnevale per IRASE UIL Non solo scuola

 

 

 

 

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