“L’amore dura tre anni”di Frédéric Beigbeder

15-12-2013

 

Un libercolo, un pamphlet - nel tentativo critico  di una collocazione testuale - o forse un vero romanzo… certo è che a distanza di anni dalla data di pubblicazione, “L’amore dura tre anni”, nella sua copertina color rosso scarlatto che fa tanto “Natale” con i due bizzarri coniugi nell’arguta illustrazione di Giovanni Tagliavini, sono una tremenda tentazione alla lettura.

Perché infelicemente sposati? O invece troppo innamorati per crederci, lo si legge comunque d’un fiato e senza delusione. Brioso ed irresistibilmente ironico, il breve romanzo come il film omonimo dello scrittore, critico letterario francese Frédéric Beigbeder continua dal 1997 a provocare e  a generare riflessione.

 

Lui sì che dura, senza cinismo a dispetto della trilogia del disamore  ovvero passione, tenerezza, noia che segna l’incipit della narrazione, se non il suo esito nello stato - pur sempre felice  ed irrinunciabile - dell’innamoramento.

All’inizio tutto è bello, perfino voi. Non riuscite a crederci, di essere così innamorati. Per un anno, la vita non è altro che un susseguirsi di mattine assolate, persino di pomeriggio quando nevica. Ci scrivete dei libri su questo

Vi sposate, il più in fretta possibile – perché riflettere quando si è felici? Pensare rende tristi (...) 

Il secondo anno, le cose cominciano a cambiare. Siete diventati teneri. Fate l’amore sempre meno e credete che non sia grave (...) Difendete il matrimonio di fronte ai vostri amici scapoli che non vi riconoscono più. Voi stessi, siete sicuri di riconoscervi quando recitate la lezioncina a memoria, trattenendovi dal guardare le ragazze in fiore che illuminano la strada?

Il terzo anno, non vi trattenete più dal guardare le ragazze in fiore che illuminano la strada. Uscite sempre più spesso: un’ottima scusa per non scopare più. Giunge il momento in cui non potete sopportare vostra moglie un secondo di più perché vi siete innamorati di un’altra. Il terzo anno, ci sono una notizia buona e una cattiva. La buona: disgustata, vostra moglie vi lascia. La cattiva: cominciate a scrivere un nuovo libro.”

Comincia così il racconto autobiografico di Marc Marronier, il pubblicitario parigino  che  finisce innamorato  della splendida Alice, nell’ attesa del terzo anno …

E da viveur nella capitale francese, Marc ha già dato in amore: sino al funerale della nonna e dell’amore con sua  moglie Anne, quando  incontra Alice e ne resta “ fulminato”. Tra divorzio e relazione complicata con un’ altra bella (di più, bellissima e  sposatissima), tra sesso  superbo e parole d’amore, resta cinicamente in allerta. 

Nello stato vigile, il libello o libercolo - “cult” della narrativa e della cinematografia francese contemporanea - snoda esperienze dolenti e premonitrici della fine di un grande amore unitamente a nuove vibranti emozioni. Alla ricerca con Marc della verità dell’umano, fragile sentire, si generano - nella lettura partecipata - riflessioni mai banali, nella formula antica dell’aforisma. 

Dal greco ἁφορισμός, definizione, la frase breve che condensa - similmente alle antiche locuzioni latine - un principio specifico o un più generale sapere filosofico o morale, è abilmente assunta da Frédéric Beigbeder per la costruzione di un testo che di assoluto ha solo l’intensità emozionale che accompagna l’inizio come la fine di un amore: sempre “grande” e memorabile per la capacità di segnare la nostra storia sentimentale.

D’altra parte, è fatale  il ciclo evolutivo della natura come dell’uomo:

Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l'amore tre. E' così. C'è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.

Per chiudere una storia al confine della noia, ci vuole coraggio e nella risoluzione al cambio di vita è l’interrogativo del protagonista Marc , alter ego dell’autore che fa irruzione nella storia nell’urgenza del dire: 

Buongiorno a tutti, è l’autore che vi parla. Benvenuti nel mio cervello, scusate l’intrusione. Basta barare: ho deciso di essere io il mio protagonista (…) Come ho potuto lasciare che le apparenze determinassero la mia vita fino a questo punto? Si dice spesso che bisogna "salvare le apparenze". Io dico che farle fuori è l'unico modo di salvarsi.

Si resta, tuttavia, colpevoli: se non del nuovo, inevitabile innamoramento, del danno altrui:

La grande questione nella vita è il dolore che causiamo agli altri, e la metafisica più ingegnosa non giustifica l'uomo che ha lacerato il cuore che l'amava.

Una e fondante la domanda che pervade il romanzo di Beigbeder sul perché o sul cosa non abbia funzionato. Questa la risposta - in apparenza cinica - dell’autore rispetto alla moderna attitudine a “consumare” tutto, senza autentico, ricercato  gusto:

La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al McDonald's. Poi si fa zapping. Come vorreste che si restasse tutta la vita con la stessa persona nella società dello zapping generalizzato? In tempi in cui le star, gli uomini politici, le arti, i sessi, le religioni sono più intercambiabili che mai, perché il sentimento amoroso dovrebbe fare eccezione alla schizofrenia generale? E poi, prima di tutto, da dove ci viene questa strana ossessione d'ingegnarci a ogni costo per essere felici con una sola persona? Su 558 tipi di società umane, solo il 24 per cento è monogama. La maggior parte delle specie animale è poligamo. Il matrimonio è caviale a ogni pasto: un'indigestione di ciò che adorate, fino alla nausea. "Su prendetene ancora un po'… Come? Non ne potete più? Ma se lo trovavate delizioso poco fa, che vi succede, si può sapere?"
La potenza dell'amore, il suo incredibile potere, doveva terrorizzare la società occidentale a tal punto da farle creare questo sistema mirato a disgustarvi di ciò che amate.

Sulle note del  popolare refrain musicale “Le cose di ogni giorno raccontano segreti, a chi le sa guardare ed ascoltare. Per fare un tavolo ci vuole il legno, Per fare il legno ci vuole l'albero etc”, a ben guardare, per distruggere un amore, si comincia dall’insoddisfazione.

L’uomo non è mai soddisfatto: quando una ragazza gli piace, vuole  innamorarsene; quando ne è innamorato, vuole  baciarla; quando l'ha  baciata, vuole andarci a letto; quando ci è andato a letto, vuole  vivere con lei in un appartamento ammobiliato; quando vive con lei in un appartamento ammobiliato, vuole sposarla; quando l'ha sposata, incontra un'altra ragazza che gli piace.

Non è un libro di self-help quello di Frédéric Beigbeder il cui percorso autobiografico è assai duro nella determinazione di giungere alla consapevolezza, l’unica condivisibile dimensione nella scrittura come nella comune esperienza:

L'unica domanda in amore è: a partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta? Quando le dite "ti amo", lo pensate sempre? Ci sarà per forza – è fatale – un momento in cui per voi sarà uno sforzo. In cui i vostri "ti amo" non avranno più lo stesso sapore. Per me, lo scatto è stata la rasatura. Mi rasavo tutte le sere per non pungere Anne baciandola di notte. E poi, una sera – lei dormiva già (ero uscito senza di lei fino all'alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio) – non mi sono rasato. Pensavo che non fosse grave, perché lei non se ne sarebbe accorta. Invece significava semplicemente che non l'amavo più. 

Tra riflessioni varie, l’ambizione all’aforisma come massima di principio è alfine  smarrita nello stupore del protagonista: l’alba del terzo anniversario con Alice lo coglie ancora innamorato. E allora? Il suo teorema, come l’amore, resta indimostrabile.

 

di Severina Carnevale per Irase Uil Non solo scuola

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