“ll diario di Helga “ tra pagine e disegni di memoria

26-01-2014


 

Per la Giornata della Memoria del 27 gennaio, la testimonianza di tutti i desolati giorni di un' infanzia sciupata nei campi di Terezín e Auschwitz: nel diario di Helga Weiss, per Einaudi editore.

“I capelli ricresceranno, non è tutta questa gran tragedia, basta solo che sopravviviamo. Io non mi faccio grandi illusioni. Non appena siamo arrivati, ci hanno tenuto un lungo discorso di cui non mi ricordo che la prima frase, ma basta e avanza: «Ihr seid in Vernichtungslager!» (siete in un campo di sterminio).”

A cominciare dai riccioli di bambina, è la narrazione ed il disegno di una lenta, atroce deprivazione per gli oltre quindicimila bambini rinchiusi nel campo di Terezín prima della deportazione ad Auschwitz. Solo un centinaio sopravviverà  all'Olocausto: tra questi Helga  con un diario stretto al cuore che, animato dalle visioni di una vita in prigionia, vibra della "forza e lucidità di una bambina capace di trovare le parole per trasformare la memoria in Storia, e la Storia in un monito eterno".

Da “ll diario di Helga “ accolto  come «La piú commovente testimonianza dell'Olocausto dai tempi del Diario di Anne Frank» (Daily Telegraph):

«Chi non l'ha visto con i propri occhi non sarà mai in grado di immaginarselo, e forse un giorno neanche noi riusciremo a capire come sia stato possibile vivere in queste condizioni».

Nella sinossi del libro, restituito il ricordo dell’artista pittrice ebrea, Helga Hošková-Weissová, nata nel 1929, lo stesso anno di Anna Frank. A Praga come in Olanda è la barbarie nazista:

“È il settembre del 1938, a Praga l'esercito si mobilita per far fronte all'incombente minaccia nazista. Helga è una bambina e non sa cosa tutto ciò significhi, ma ogni giorno la Storia entra nella sua vita con la violenza di uno scarpone che sfonda una porta: il padre perde il lavoro, lei viene allontanata da scuola, la obbligano a portare sui vestiti una stella gialla pesante come una colpa. Helga non sa, però sente: sente i boati dei bombardamenti, sente i discorsi politici alla radio, sente le voci che gridano di correre al rifugio. E lei corre, e intanto scrive, disegna, racconta gli obblighi e i divieti, la gente che sparisce. Finché tocca anche a lei e alla sua famiglia. Prima a Terezín, poi ad Auschwitz-Birkenau, a Freiberg e infine a Mauthausen. La bambina adesso impara: impara cos'è un campo di concentramento, cos'è un campo di sterminio, le conseguenze ultime dell'essere ebrea sotto il Reich di Hitler. Impara cosa può diventare un essere umano. Anche mentre la sua infanzia si strappa per sempre, Helga non smette di osservare e raccontare: il diario della prigionia che oggi ci consegna è insieme un documento straordinario e un colpo al cuore. Perché nel tratto lieve dei disegni, nell'essenzialità delle parole, ci accorgiamo che neppure l'innocenza e la fantasia di una bambina possono nascondere l'orrore. Eppure, in un modo straziante e misterioso, il suo sguardo ferito non si fa piegare e riesce a illuminare la tenebra.”

I disegni di Helga nel diario eloquenti quanto le parole: per il suo compleanno è il “Desiderio” di una torta, sia pure su un carro funebre: Ogni cosa a Terezín veniva trasportata su vecchi carri funebri, compresa questa enorme torta di compleanno immaginaria proveniente da Praga!

Nel primo disegno fatto a Terezín “Uomo di neve” (dicembre 1941), è l’appello del padre alla risorsa immaginifica  del talento della propria figlia: Sono riuscita a farlo avere di nascosto a mio padre nella caserma degli uomini e lui mi ha scritto in risposta: "Disegna ciò che vedi!".

Ed Helga, da quel giorno, ha continuato a farlo: la lettura del suo diario quanto la visione dei suoi disegni sono graffi indelebili di memoria, resi "ad arte". 

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