"Fiaba d'amore" di Antonio Moresco

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02-02-2014


 

C’era una volta un vecchio che si era innamorato perdutamente di una meravigliosa ragazza.

Che poi non era solo un vecchio. Era anche uno straccione, uno di quelli che dormono per strada sopra i cartoni, un uomo perduto, un rifiuto umano.

Nessuno sapeva chi era, neanche gli altri straccioni, perché se ne stava sempre da solo, non parlava mai con nessuno (…) Nessuno sapeva da dove veniva. Qualcuno degli altri straccioni diceva che tanto tempo prima doveva essere stato una persona importante … Neanche lui sapeva chi era stato. Ricordava solo che tutto lo aveva deluso, che aveva abbandonato la sua casa, la sua vita, e che si era messo a dormire per strada, al freddo, nel mondo vuoto...

Comincia così la "Fiaba d'amore" di Antonio Moresco e del suo “vecchio pazzo”, vegliato solo da un colombo - ferito anche lui ed in volo sghembo nel cielo - destinato ad essere suo unico amico nel mondo. 

Lentamente cadenzate nella narrazione le giornate del vecchio, segnate dal naturale avvicendarsi del sole e della pioggia. Ma, a questo punto, succede una cosa incredibile …

E’ meraviglia: una meravigliosa ragazza, sbucata da chissà dove, dai meravigliosi occhi neri e dalle meravigliose forme di donna lo guarda, ogni giorno a lungo, fino a sorridergli, con le labbra, con gli occhi. Non un incrocio di sguardi il loro: per lui folata di profumo tra il fetore della sua vita.

Difficile ricambiare il sorriso per chi non sorride da lungo tempo, fino a dimenticare come si fa.

Puro, intenso e breve è l’incanto dell’innamoramento per Rosa che al vecchio pazzo restituisce identità e nome: Antonio. Come nelle fiabe, nella “Fiaba D’Amore” la donna lo salva: “Vieni”. “Ti porto nella mia casa.”

Silente testimone il colombo che per tutto il tempo, guardava immobile, assorto, girando a scatti la sua piccola testa per osservare prima lui e poi lei, poi ancora lui.

Solo loro l’intimità di chi va avanti lentamente, senza parlare nel mondo che si accende nella notte nera, nel cielo buio rotto solo dal volo sghembo del fido colombo.

Una scena d’acqua, di pulizia e rinascita minuziosamente descritta dal talentuoso autore prelude a lacrime di incantato benessere per chi, deluso e ferito, aveva detto agli dei “voglio solo morire” per riceverne, invece, la divina, morbida  presenza femminile. Ed il vecchio, a poco a poco, aveva imparato persino a ridere.

Poi, all’improvviso,  in un cambio di scena segnato dalla distanza paragrafica nel testo, da un giorno all’altro lei cambiò, divenne una persona diversa. Prima umorale, poi dura  fino al al brusco allontanamento.

Ed il vecchio raccolse le sue poche cose, le mise in silenzio dentro lo zaino: era così assorto e tremante di dolore da non avvertire il suono leggero del volo del colombo sopra di lui.

Pagine irrisolte di perchè?  sono quelle che seguono nella fitta trama dei ricordi e delle parole.

Fuori campo, i pensieri in libertà della voce narrante:

Ma, se non bisogna credere alle parole, se le parole non sono niente, non valgono niente, allora perché le persone parlano, parlano…? Ma allora non è meglio non pronunciarle più, le parole, non scriverle più?...

Meglio gli stracci in solitudine che riempirsi la bocca di parole come amicizia e amore , pensava il vecchio pazzo… d’amore,  un giorno svanito nel nulla.

Nella manica della sudicia camicia abbandonata, un tesoro! Già gli averi non interessavano né prima, né dopo, né mai a chi - deluso dalla vita - aveva ancora una volta cambiato destinazione, fino a non spostarsi più.

E’ nell’immobilità del corpo e dell’anima che, ridotto ad un  fagotto , viene un giorno-  per caso - calpestato dai passi di una donna: l’ultima apparizione, per lui, della meravigliosa ragazza accompagnata ad un altro uomo, prima di finire i suoi giorni vuoti. 

Fine della fiaba ? No, avverte l’autore: a questo punto succede un’altra cosa incredibile…

Sull’incipit “Adesso ve  la racconto”  ha  inizio il racconto stupefacente di Antonio Moresco della vita dei morti. Diversa? Tutta  da scoprire. In un indizio, quello del colombo - ferito, tra la vita e la morte-  la visione premonitrice: che pena tutto questo dolore dei vivi e anche dei morti, tutte queste persone che si cercano e non si trovano, che pena tutto questo impossibile amore …" 

Il colpo di scena è nella rivelazione dal mondo dei morti:“ La vita di una stracciona è più difficile di quella di uno straccione”. Desolatamente conclusasi  anche la vita della meravigliosa ragazza; anche per lei i dubbi sulla sua fine, freddo o crepacuore.

La fiaba finisce - nell’intenzione fantastica di Moresco - comunque in un abbraccio sognato d’amore.  In quale vita,  poco importa.  

Magia della' favola' visionaria e sensuale, dolce e crudele, profondamente dentro la vita, meravigliosamente oltre la morte, dalla penna di uno dei più grandi scrittori contemporanei.

 

 di Severina Carnevale per  IRASE UIL Non solo scuola

 

Il primo capitolo della “ Fiaba d’amore” Libellule-Mondadori