“Voi non la conoscete” di Cristina Comencini

13-04-2014


 

Voi non la conoscete assunto come titolo da Cristina Comencini dalla popolare “Eulalia Torricelli” di  Gigi Beccaria  è  - fuori dalle rime e dentro l’anima di ogni donna - la sensazione di non essere  mai, a fondo, comprese per quella complessità che contraddistingue l’universo femminile.

E Cristina Comencini  il suo, il nostro mondo,  lo indaga, lo sviscera con tutti i mezzi “ad arte” a sua disposizione. Tra scrittura e cinematografia, l’occhio del narratore come la macchina da presa è su Lucy  e ora  su  Nadia, la protagonista  del suo breve inedito romanzo per la collana Narratori  Feltrinelli.

Una visione che si conferma originale quella della scrittrice, regista, sceneggiatrice già "Premio Nazionale Donna di Letteratura e Giornalismo" per il capovolgimento delle stereotipate prospettive: in Voi non la conoscete è la scomposizione delle percezioni alla ricerca, in eclettica espressione artistica, de  “La bestia nel cuore” .

Per opera di René Magritte  Dangerous  Liasons , in copertina,  è  l’ evocazione surrealista  delle relazioni pericolose  della storia universale  come pure  l’invito  alla lettura  per immagini:

"Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto

poiché il significato della mente stessa è sconosciuto". 
- Renè Magritte -

Con l’immagine “chiusa” di una donna, tra le mura di una prigione - in una lenta, spietata confessione - e ancor più all’interno di se stessa, si dischiude e svela il racconto di Cristina Comencini:

“Nella mia vita fuori di qui c’erano ore senza razionalità, moderazione, amore, investite all’improvvisamente da furia e rabbia, tempeste d’odio.  Nella natura il vento spinge le nuvole, il caldo e il freddo cozzano, sciolgono acqua , gonfiano il mare, tutto è spiegabile. In me no”.

Ha commesso un crimine  Nadia , scopriremo, ma poco intriga il lettore se non  nel movente tutto umano: forse per disperazione, per solitudine, o forse per riappropriarsi di una parte di sé.

I toni come le sfumature della  narrazione spostano lo sguardo  partecipato sull’oscura gabbia interiore in cui ha vissuto come madre, come moglie, come figlia.

Oggi è nervosa è la condizione confinata di Nadia, in tutte le età, in incomprensione. La verità?

Per Nadia che “non può dire la verità”, ma la può restituire a se stessa nel percorso sempre doloroso della memoria, la veritá è da ricondurre alla famiglia  e ai tanti ruoli di donna sdoppiata :

Illusione, amore, matrimonio, bambini. Chi mi ha insegnato ad amare gli uomini? Dalla madre, per lei, solo la strada dell’odiopoi l’ho coltivato da sola , nella caverna buia in cui batte il cuore.

In un‘istantanea di scrittura e in un battito d'emozione: “Tac , si spegne la luce, tutto nero”.

In gabbia come nella caverna del cuore, non tutto è perduto: la macchia di luce gialla sul soffitto, tagliata dall’ombra delle sbarre  prelude, forse, a nuovi giorni.  

Quanto ci vuole? Per cosa? Per farla tornare … “Tempo e pazienza", con una carezza sul cuore. 

di Severina Carnevale per Non solo scuola UIL

 

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