“Pantera” di Stefano Benni

10-05-2014


 

Nell’illustrazione del talentuoso Luca Ralli e per visionaria narrazione di Stefano Benni, restituito il personaggio di ”Pantera”, la giovane donna “snella, flessuosa, pallida”  che dà il nome alla novità editoriale Feltrinelli.

In una sala da biliardo - l’Accademia dei Tre Principi -  a significare il talento e  la passione per il gioco della stecca -  è, per contrasto, l’ambientazione sotterranea: una “caverna” animata dalle vite di curiosi, perditempo, scommettitori  e  giocatori scarsi, medi o “ boccaloni” ma  anche di giocatori  veri con il senso della musica speciale del biliardo. In umana varietà, intorno  ai “tre principi” o tavoli da biliardo, non più di una trentina i giocatori tra cui Puzzone, Garibaldi, Tremal-Naik, Willy, John, Valdo, il Professore e il Re dei principi, Tamarindo.

Come in una vecchia pellicola, tra volute del fumo di sigarette, tengono il conto delle battaglie. In cecità, ma in straordinario, profetico ascolto è il personaggio di Borges, capace di decidere il “tavolo“ del gioco come di vite spezzate. A raccontare le ansie in gioco, Delon, il narratore “tuttofare” di un rifugio di umanità in cerca di gloria.

E’ un mondo al maschile in cui - a passo felpato - si insinua Pantera. Tutti smettono di giocare, in un silenzio irreale, alla vista di una donna in nero dalla  bocca accesa di rosso vermiglio: una bocca che è anche una ferita. E’ ferita dalla vita Pantera, scopriremo. L’età? Non importa scrive Benni: Si è regine a qualsiasi età.

Sull’incipit in sinossi “Quando i migliori cadono, come in un poema cavalleresco i campioni cominciano ad arrivare da lontano” Pantera si mette in gioco, in sfida con tutti. Suoi “mani, cervello, cuore, un talento meraviglioso" .

E Stefano Benni, autorevole protagonista dell’apertura del Salone Internazionale del libro ce la presenta all’insegna del riscatto: "Pantera ha avuto un'infanzia molto dolorosa e vuole il riscatto, non vuole che il suo futuro sia come il suo passato. Quindi va nel posto che richiede maggior coraggio, un mondo maschile del quale desidera diventare la dea e ci riesce".

Non era più alta della  stecca,  aveva iniziato giovanissima a giocare  e a provare  le bizzarrie della stecca  per sfuggire ad un'esistenza da orfana violata dalle angherie di uno zio. In sfida con se stessa, come sdoppiata, era diventata abile, assai abile:  “il dio del biliardo l’aveva eletta sua amante”.

Sempre in sfida, arriva ai “Tre Principi”. Batte tutti Pantera fino all'arrivo  del grande Jones - l'Inglese. In un duello, segnato dalla voglia di vincere e dall’attrazione, è la conoscenza nella visione dell’autore e nella vertigine del gioco: “odore del pane che improvvisamente esultava nella nebbia spessa” e “la voglia di una vita diversa”, per lei;  per lui, su uno scenario  della vita di trent’anni di miniera in Inghilterra, la stessa voglia. In posta, forse, il comune sogno di una vita diversa, tra il  profumo del mare.

Intorno al fascino misterioso, senza età della dea del biliardo, è la lettura di Stefano Benni della sua “Pantera”.

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