“Un’idea di felicità” di Luis Sepúlveda e Carlo Petrini

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24-05-2014


 

"La vita è breve, buona, e c'è un diritto fondamentale: il diritto alla felicità. Che non si manifesta e non si deve confondere con una sorta di diritto naturale a diventare ricco, o a soverchiare gli altri. Parliamo di un'altra felicità. Delle soddisfazioni piccole, che però valgono molto."
Luis Sepúlveda

 

A confronto dialettico con il sociologo Carlo Petrini, l’autore cileno - riconosciuto punto di riferimento della nuova narrativa sudamericana - si interroga su Un’idea di felicità per Guanda editore. 

L’idea della felicità come della scrittura a tema è generata dalla domanda di un bambino “ed i bambini esigono risposte di tipo poetico.” Nell’esigenza dell’infanzia, la risposta in lirica, lenta verità.

Alla luce di esperienze forti di vita come la prigionia dopo il golpe di Pinochet, l’impegno da combattente in Nicaragua nella brigata Simon Bolivarn e  la dimensione indigena nella foresta Amazzonica con la tribù degli Shuar, in una “chiocciola” è racchiusa l’essenza felice. Perché la lumaca, per Sepulveda  "possiede il giusto, solamente il giusto". 

Sull'incipit di un’epoca frettolosa e spesso cupa, dai ritmi di vita e di lavoro innaturali  si snoda la fabulazione intorno al tempo per la vita, per la persona, per la condivisione.

Nella conversazione su temi etici e politici emerge, in serenità se non in assoluta felicità, la risposta di Luis Sepúlveda e Carlo Petrini. 

In sinossi, restituita la comune percezione: la felicità esiste, purché sappiamo trovarla, rubando ai nostri giorni frenetici lo spazio per far germogliare un seme, per scambiarci un aneddoto spezzando il pane, o per fare la nostra parte nella battaglia per un mondo più sostenibile e generoso.

Come stato d'animo o emozione positiva per i propri desideri esauditi, la felicità  trae la propria origine etimologica da felicitas e nella radice "fe-" è l'innesto in abbondanza, ricchezza e prosperità delle dottrine morali dell'antichità classica. Variabile quanto la visione stessa o la concezione del mondo,  la felicità è ... a  prova di lentezza.  

Sepulveda l’ha scoperta  in una vita movimentata che lo ha portato in Amazzonia fino al cuore dell’Africa, attraverso l’esperienza amara dell’esilio nell’abbraccio collettivo di Terra Madre e l’ha condivisa - nella forma del racconto di ricordi e pensieri - con Carlo Petrini, sull’onda di un’ intima, democratica  affinità.  

Per Carlo Petrini "La rivendicazione, decisa, del diritto al piacere è stata sempre per noi croce e delizia. Croce perché ci ha subito posto nella categoria dei privilegiati, di quelli che grazie ai soldi possono mangiare meglio rispetto agli altri. E delizia perché io penso che il diritto al piacere sia un diritto universale di tutta l'umanità."  

Per i lettori, piacevolmente persi tra racconti e aneddoti, è il “gusto” di piacere per il più rivoluzionario, democratico, umano degli obiettivi. Con la lentezza e la saggezza della lumaca, però. 

L’invito della lettura è a fermarsi, nell’immobilità come stato di quiete, per la riflessione sulle idee di sviluppo e futuro: sette come da numero magico  per condivisione, nutrimento, natura e  politica fondata sul lavoro come diritto - altro dal  privilegio concesso dal potere e dal mercato -  da difendere  per un destino umano autenticamente felice.