Il punto sulle pensioni anticipate

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19-01-2015


di Vladimiro Caliolo 

Si attende con crescente interesse la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del quesito referendario per l’abrogazione della riforma delle pensioni del governo Monti (legge Fornero del 2011). Un esito positivo della decisione della Consulta consentirebbe sostanziali modifiche alla legge attualmente in essere.

Il presidente della commissione lavoro della Camera Cesare Damiano, convinto sostenitore della cancellazione o di incisive modifiche della riforma, ha ultimamente dichiarato: "La riforma pensioni del 2011 ha avuto effetti controproducenti sul piano sociale e ha rinviato la pensione di vecchiaia oltre i 67 anni provocando un blocco delle assunzioni". 

Ma il Presidente Damiano, oltre a puntualizzare le criticità, rilancia due proposte per il pensionamento anticipato: la prima “Quota 100, sommando l’anzianità contributiva all’età anagrafica”, la seconda la possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni con 35 anni di contributi con una penalizzazione massima dell’8%. Ipotesi che incontrano un largo favore ma che stentano a decollare a causa delle scarse risorse economiche.

Tra le voci importanti che sono intervenute sull’argomento prepensionamenti, si annovera quella del consigliere economico del presidente del consiglio Renzi, Yoram Gutgeld che ha rilasciato dichiarazioni molto interessanti: "Anticipare la pensione sia pure con un trattamento inferiore a molti oggi potrebbe andar bene. Vogliamo renderlo possibile". 

In definitiva il 2014 si è concluso con la sola sospensione delle penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni di età. 

Intanto, il nuovo adeguamento ufficiale alla speranza di vita in Italia modifica i requisiti pensionistici: 

le pensioni di vecchiaia nel 2016 per gli uomini e le donne -  sono richiesti 66 anni e 7 mesi anziché gli attuali 66 e 3 mesi (più venti anni di contributi); 

le pensioni anticipate nel 2016 per gli uomini e le donne – sono richiesti 42 anni e 10 mesi, e 41anni e 10 mesi anziché gli attuali 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne.