Il Governo conferma il taglio degli stipendi

04-03-2015


di Vladimiro Caliolo

I contenuti delle bozze finali dei decreti o delle linee guida emerse dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2015 confermano la volontà del governo di ridurre fortemente gli stipendi del personale della scuola. In un disegno di legge sarà incardinata la “Rivoluzione meritocratica, il che significa  giudicare i docenti e dismettere la progressione economica di carriera. 

Riguardo la progressione economica si impone un sistema misto, con il 30% riservato all’anzianità e il 70% ai crediti di merito. Sono previsti tre tipologie di crediti: 

didattici, in relazione alla qualità dell’insegnamento; formativi, per formazione, attività di ricerca e produzione scientifica; professionali, in funzione della “partecipazione attiva all’organizzazione e alle progettualità” della scuola. 

Per quanto attiene , invece, la valutazione dei docenti si riporta il testo del decreto: il “riconoscimento dei crediti didattici avviene attraverso la rilevazione delle attività di insegnamento e di analisi della documentazione prodotta dal docente, sentiti anche gli studenti e le famiglie”. Quindi studenti e famiglie avranno voce in capitolo sulla carriera dei propri insegnanti. un docente di staff e un dirigente esterno.

Si definisce il “Nucleo di valutazione” composto dal preside, da due docenti “mentor”, un docente di staff e un dirigente esterno che distribuiranno i docenti su tre diverse fasce economiche. Alla prima fascia potranno accedere solo pochi eletti. Inoltre,  i docenti che per due cicli consecutivi non soddisfano i requisiti minimi, “saranno soggetti a specifiche procedure di verifica” e non avranno diritto ad alcun incremento stipendiale. Se il nuovo sistema entrerà in vigore dal 2015, gli scatti partiranno solo dalla fine del 2018.

In definitiva, con un sistema di valutazione basato su discutibili elementi cartacei si riduce il salario dei tanti lavoratori che con dedizione consentono un funzionamento  dignitoso della scuola. 

Se il testo verrà confermato nel disegno di legge, apriremo una stagione di lotta per la difesa del lavoro, del salario e del diritto di rappresentanza.

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