Nota unitaria su DEF e Scuola

18-10-2018

Osservazioni alla nota del Governo sul DEF 2018 – Settore scuola

Nello specifico degli interventi riguardanti il settore dell’istruzione la nota di aggiornamento del DEF licenziata dal Governo si presenta generica e vaga per gli obiettivi che appaiono scollegati, mancanti di un quadro di riferimento organico che determina il modello di istruzione in termini di autonomia ed autogoverno delle Istituzioni scolastiche che garantiscono l’offerta formativa del sistema scolastico nazionale, in coerenza con i principi costituzionali che lo regolano; non prevede incremento di risorse, né nella prossima legge di bilancio per il 2019, né per il prossimo triennio, negando così il bisogno di investimenti  necessari in un quadro di sviluppo del paese.

 

Si elencano in modo piuttosto generico diversi titoli, senza però esplicitare in modo puntuale ipotesi di intervento, con una confusione tra interventi di natura legislativa e di natura contrattuale; la ricorrente locuzione “nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente” – vera e propria consuetudine nella letteratura ministeriale quando si procede alla manifestazione di buoni propositi spesso destinati a rimanere tali (incrementare l’inclusione, aumentare il tempo pieno e prolungato nelle scuole, promuovere il diritto allo studio, la crescita professionale del personale e così via) –dichiara la mancanza di risorse finanziarie. Non si coglie in sostanza alcun segnale di una possibile inversione di tendenza negli investimenti per Scuola, Università e Afam, Ricerca.

Rinnovo dei CCNL: mancano le risorse

Nonostante il DEF assuma come obiettivo dichiarato il rilancio della domanda interna, indebolita fra l’altro dalla sostanziale stagnazione delle retribuzioni (bloccate per dieci anni, con una perdita di potere d’acquisto molto consistente), nessun cenno viene fatto al rinnovo dei contratti pubblici, di imminente scadenza. Del resto, pur formulando una previsione di crescita degli investimenti pari al 2,3% di Pil nel triennio, e indicando il “credibile e prolungato sostegno ai redditi” come strada per la ripresa degli investimenti privati, non solo non si prevedono stanziamenti finalizzati a rivalutare le retribuzioni, ma si assume il calo dell’incidenza sul Pil dei redditi da lavoro dipendente nella PA, per effetto del turn – over (escono lavoratori con stipendi più alti e sono sostituiti da quelli con stipendi più bassi) come fattore di risparmio, piuttosto che occasione di investimento. Ne consegue la fondata preoccupazione che il raggiungimento dell’obiettivo di una più giusta e adeguata retribuzione del lavoro nella scuola, con un riallineamento agli standard di riferimento, sia in ambito interno (la scuola è stata in questi anni di crisi la più penalizzata nell’ambito delle retribuzioni pubbliche), sia in ambito europeo, possa risultare vanificato dalla mancanza del necessario stanziamento di risorse cui fare riferimento nella contrattazione per il triennio 2019-2021, peraltro perfettamente coincidente col periodo cui fa riferimento il DEF. Alla luce degli elementi fin qui desumibili negli atti licenziati dal Governo, un obiettivo indubbiamente ambizioso, ma da più parti e in più occasioni assunto e condiviso anche in ambito politico, non risulterebbero concretamente praticabile, non esistendo margini per conseguirlo, neppure con una ragionevole gradualità. I numerosi e autorevoli segnali di attenzione e considerazione rivolti al mondo della scuola e al suo personale risulterebbero in tal modo smentiti alla prova dei fatti.

Cosa si prevede per il settore dell’Istruzione

Come già detto, l’elencazione di temi e obiettivi su cui intervenire è talmente generica da sfuggire a ogni possibile verifica.  Con tali premesse, sorge inevitabile la preoccupazione che l’annunciato disegno di legge collegato “in materia di istruzione, università, alta formazione artistica, musicale e coreutica, ricerca e attività sportiva scolastica e universitaria, nonché di riassetto, semplificazione e codificazione della normativa dei medesimi settori” possa risolversi nell’ennesimo intervento legislativo calato dall’alto, senza alcun coinvolgimento e confronto con soggetti sociali operanti in ambito professionale e sindacale. Non mancano precedenti esperienze (dalla legge 240/2010 alla 107/2015) segnate da evidenti criticità di cui dovrebbe tenere debitamente conto il Legislatore quando interviene su settori di rilevanza strategica per il Paese.

Di seguito, una sintesi di quanto evidenziato nel documento riguardo agli obiettivi di interventi sulla scuola. Si tratta in molti casi di indicazioni in sé condivisibili, ma che rinviano necessariamente a successivi provvedimenti legislativi dei quali pertanto si attende di conoscere il contenuto per più puntuali analisi e valutazioni. Si possono tuttavia cogliere da subito alcuni aspetti problematici di cui tenere conto e che vengono a tal fine evidenziati in queste note.

  • Revisione del sistema di reclutamento, affrontando il problema dei trasferimenti, che limita un’adeguata continuità didattica. Si richiama l’attenzione sul fatto che la mobilità del personale è materia di natura contrattuale. A tale ambito va dunque affidata la disciplina, tenendo conto che da sempre i contratti integrativi incentivano e valorizzano la continuità di servizio nella stessa sede. Si tratta di dare seguito ed attuazione al CCNL che ne fissa già i principi.
  • Sostegno a formazione e reclutamento del personale specializzato per sostegno. Qualora si faccia riferimento anche alla formazione in servizio, non va dimenticato che si tratta anche in questo caso di materia contrattuale
  • Valorizzazione del ruolo del personale amministrativo tecnico e ausiliario (ATA) anche attraverso la formazione in servizio del personale di segreteria. Vale quanto osservato al punto precedente, ricordando che gli interventi formativi devono riguardare tutti i profili ATA, con specifico riferimento alla funzione educativa dell’Istituzione scolastica e all’obiettivo di un’articolazione degli Uffici ammnistrativi e Tecnici funzionali ad una organizzazione complessa come la scuola dell’autonomia che richiedono funzioni intermedie.
  • Stabilizzazione funzionale all’internalizzazione di alcuni servizi per quanto riguarda i collaboratori scolastici. È obiettivo condivisibile e perseguibile solo nell’ambito di una conseguente trattativa sindacale e di un adeguamento delle dotazioni organiche all’effettivo fabbisogno delle scuole, superando il consueto gap tra organico di diritto e organico di fatto
  • Riduzione dell’abbandono scolastico, incentivando il conseguimento di un titolo di scuola secondaria di secondo grado. L’efficacia dell’azione didattica trova il suo presupposto, oltre che nella giusta consistenza delle dotazioni organiche, anche nella disponibilità di strumentazioni e strutture adeguate, in primis sotto il profilo della sicurezza.
  • Rimodulazione del monte ore globale per le attività di alternanza scuola-lavoro. La revisione dell’attuale impianto andrebbe condotta puntando a eliminare punti di criticità senza compromettere i principi didattici e lo sviluppo di esperienze positive; quella che si prefigura, invece, è in realtà un’operazione di mero recupero di risorse, comunque sottratte alla disponibilità del sistema scolastico
  • Reclutamento di docenti con titoli idonei all’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell'educazione motoria nella scuola primaria anche ai fini dell’ampliamento dell’offerta formativa. La previsione di nuove classi di concorso rivolte in modo specifico all’insegnamento nella scuola primaria ha implicazioni sul profilo professionale del docente di tale grado scolastico, oltre che sulle modalità di definizione degli organici, che andrebbero più attentamente meditate e tenute comunque nella dovuta considerazione, introducendo una sostanziale e contradditoria “secondarizzazione” del settore primario di istruzione.
  • Incentivazione e promozione, ove ne ricorrano effettivamente le condizioni, del tempo pieno e prolungato nella scuola del primo ciclo. Manca ogni riferimento alle implicazioni che la materia comporta rispetto alle competenze e alle responsabilità degli Enti locali; a tal fine vanno individuate sedi e soggetti (ad es. ANCI) di un confronto che si ritiene indispensabile. Occorre peraltro uscire dalla genericità indicando le poste finanziarie adeguate all’estensione del tempo pieno e prolungato.
  • Potenziamento degli interventi per il segmento 0-6 anni, in direzione di un riequilibrio dell’offerta nei diversi ambiti territoriali, conferma del modello delle “sezioni primavera”. Valgono le stesse considerazioni svolte al punto precedente

Desta grande preoccupazione e contrarietà il riferimento all’attuazione dell’“Autonomia differenziata” (art. 116 Cost., terzo comma), su cui è già stato avviato un percorso che investe tre Regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna). Il diritto all’istruzione, deve restare nazionale per garantire l’universalità delle opportunità formative che non possono essere diversificate per appartenenze geografiche. Il diritto all’istruzione, che va assicurato in egual misura su tutto il territorio nazionale, si inquadra in una dimensione unitaria e nazionale che non ammette declinazioni diverse a seconda della regione di appartenenza.

Ci si è limitati, in queste note, a quanto emerge dalla nota sul DEF 2018, fermo restando che molte e molto più ampie sono le problematiche del settore su cui è necessario porre attenzione e individuare strategie di intervento, sia in ambito legislativo che in quello delle relazioni sindacali.

A titolo di esempio e per memoria, al fine di invertire la tendenza al disinvestimento in istruzione, si evidenzia la necessità di: dare certezza di aumento del tempo pieno e prolungato nelle scuole del primo ciclo soprattutto nel Meridione d’Italia ripristinando le ore tagliate nei curriculi del tempo pieno e prolungato  - generalizzare la scuola dell’infanzia - favorire e incentivare la frequenza scolastica fino a 18 anni e ripristinare le ore dei curricula e di laboratorio tagliate in questi ultimi anni - eliminare i fenomeni di classi sovraffollate e contrarie alle norme di sicurezza (classi pollaio) - stabilizzare gli organici eliminando quello di fatto ormai consolidato sia per i docenti che per gli ATA - valorizzare il personale ATA attraverso l’organico funzionale e la generalizzazione dell’assistente tecnico nelle scuole del primo ciclo - adeguare l’edilizia scolastica (non solo mettendola a norma), negli spazi e nella stessa concezione (vedi linee guida per un’edilizia moderna varate dal Ministro Profumo nel 2014) - stanziare le adeguate risorse per un recupero salariale che non può non traguardare agli stipendi di livello europeo.

A tal fine i tavoli di confronto con le Organizzazioni Sindacali attivati al MIUR già dal mese di settembre rappresentano la sede in cui le diverse questioni possono essere opportunamente evidenziate e approfondite.

 

Roma, 15 ottobre 2018

 

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