Nota dell’Ufficio Politiche Contrattuali del Pubblico Impiego. Osservazioni in merito alla bozza di legge Quadro sull’Autonomia Differenziata

19-11-2019

Da qualche giorno il Ministro per gli affari regionali e le autonomie ha presentato una bozza di legge quadro sull’autonomia differenziata.

Il testo, che è solo alla sua prima stesura, è composto di due articoli che hanno l’intento dichiarato, da parte dello stesso Governo, di definire i contorni all’interno dei quali dovrà muoversi il processo rilevante che porta all’attribuzione di forme e ondizioni particolari di autonomia alle Regioni che ne facciano richiesta ai sensi dell’art. 116 della Costituzione.

 

Immediatamente  dopo  la  sua  presentazione,  il  Ministro  Boccia  ha  avviato  un  giro  di consultazioni  con  le  OO.SS.  e  con  la  Conferenza  Stato-Regioni,  per  discutere  e  valutare possibili modifiche al testo.

Ebbene,  dalla  bozza  di  legge  quadro  che  è  circolata  si  rileva  innanzitutto  positivamente  la volontà di voler dare una cornice normativa di riferimento all’autonomia differenziata,  nel rispetto dei principi della Costituzione.

La bozza, nella sua impostazione, sembra avvicinarsi, a differenza del passato, a un concetto di  solidarietà  nazionale  che,  soprattutto  in  processi  delicati  come  questo  che  modificano sostanzialmente l’assetto nazionale, si erge a garanzia dell’equità sociale, contrastando il rischio di acuire il già netto distacco tra le condizioni di benessere delle Regioni italiane.

Eppure,  il  vero  elemento  di  positività  è  che  si  è  passati  da  una  trattazione  segretata  e riservata  a  proporre  una  cornice  entro  cui  muoversi,  ad  avviare  un  dibattito  in  piena trasparenza  e  a  riconoscere  nel  Governo  il  ruolo  di  vero gestore  di  tutta  la  partita,  come giusto che sia.

Nella bozza, infatti, si sottolinea come le  Intese tra Stato e Regione debbano conformarsi a determinati  obiettivi  e  modalità  di  attuazione,  enucleando  quelle  che  sembrerebbero  delle conditio sine qua non per l’applicazione della sussidiarietà: la determinazione, nelle materie oggetto  di  attribuzione,  dei  LEP  o  di  obiettivi  di  servizio  uniformi  su  tutto  il  territorio nazionale e dei fabbisogni standard; il finanziamento delle funzioni attribuite sulla base dei fabbisogni  standard  dei  LEP  o  degli  obiettivi  di  servizio; la  previsione  che,  ai  fini  del coordinamento della finanza pubblica, vi siano “misure  a  carico  della  Regione  a  garanzia dell’equità  nel  concorso  al  risanamento  della  finanza  pubblica  previa  adozione  delle medesime misure con impatto finanziario su tutto il territorio nazionale”.

Quanto  mai  importante  l’aver  posto  l’accento  sulla  necessità  di  assicurare  su  tutto  il territorio  nazionale  i  LEP  e  gli  obiettivi  di  servizio  anche  attraverso  la  perequazione infrastrutturale. Come lo è, l’aver precisato che i futuri riparti delle risorse dedicate alle infrastrutture   debbano   tenere   conto   di   quegli   obiettivi,   nel   rispetto   dei   principi   di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza oltre che al principio solidaristico.

Desta, invece, perplessità la previsione secondo cui se entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge di approvazione dell’Intesa non saranno individuati LEP, obiettivi di servizio   e   relativi   fabbisogni   standard,   le   funzioni   saranno   comunque   attribuite   con decorrenza 1° gennaio successivo sulla base delle risorse iscritte a carattere permanente nel Bilancio dello Stato. Ebbene, se si vuole veramente come da fatti enunciati, far sì che siano garantiti  livelli  essenziali  dei  servizi  in  tutto  il  territorio  nazionale  è,  poi,  un  controsenso lasciare  che  le  singole  intese  possano  essere  approvate  a  prescindere  dal  rispetto  di  quelle condizioni.

Altro punto che lascia riserve e sarebbe bene chiarire, è l’istituzione di un Commissario ad hoc che potrà contare su una struttura di missione istituita presso la Presidenza del Consiglio e  che  giocherà,  stando  al  testo,  un ruolo fondamentale, in quanto, dopo l’approvazione dei LEP,  degli  obiettivi  di  servizio  e  dei  fabbisogni  standard,  dovrà  occuparsi  della  messa  a punto dei decreti riguardanti i beni e le risorse finanziarie, umane e strumentali.

Resta ancora  da  chiarire,  inoltre,  il  ruolo  del  Parlamento,  che  sembrerebbe  meramente consultivo, dato che potrà solo emettere pareri tramite le Commissioni per l’attuazione del federalismo fiscale, per le questioni regionale e tutte le altre competenti in materia. Per noi è essenziale  il  ruolo  del  Parlamento  possa  concretizzarsi  sia  nella  funzione  di  dibattito  e  sia nella in quella emendativa.  

Sul  piano  delle  materie  è  ancora  tutto  nebuloso,  perché,  per noi,se  fossero  quelle  delle precedenti intese, la valutazione sarebbe ancora negativa.

Precisiamo,  quindi,  che in  particolare per la Scuola e l’Università, il Ministro, su richiesta della  nostra  organizzazione  di  escluderle  dalle  materie  trasferite,  ha  confermato  la  nostra impostazione.

La partita è ancora aperta. Sicuramente rispetto al Governo precedente sono stati fatti passi in avanti, sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista del dialogo.

Aspettiamo di capire ma ancora più urgente diventa la necessità di discutere dappertutto. Fra i tanti problemi che si pongono quello che è, e resta in discussione, è il diritto di cittadinanza che  ci  rende  capaci  di  godere  di  tutti  i  diritti  garantiti  dalla  Costituzione  e  soprattutto  tutti uguali.

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