SCUOLA AI MINIMI TERMINI: UNA BUONA RAGIONE PER SCIOPERARE

06-06-2020

 

Ripresa della scuola: aumentano i rischi diminuiscono i posti.

A seguito di riunione informativa sugli organici ATA a.s. 2020/21 intercorsa con l’ufficio IV di Brindisi venivano di fatto confermati i numeri di cui alla nota prot.  14427 del 04.05.2020 - Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia - ossia una consistenza della dotazione del personale ATA per la regione Puglia di 14.626 posti. I dati evidenziano che la consistenza è inferiore rispetto a quella del corrente anno scolastico complessivamente di 142 posti, relativamente ai profili Assistente Amministrativo (-41) e Collaboratore Scolastico (-91), alla cui riduzione va aggiunta anche quella dei DSGA seguito del piano di dimensionamento della rete scolastica disposto dalla Regione Puglia.

Per la provincia di Brindisi sono previsti, complessivamente, nr. 1.404 posti una ventina in meno rispetto all'anno scorso, ma con gli sforzi del UST e la volontà manifestata di parte sindacale a non accettare questa situazione, non ci dovrebbero essere soprannumerari.

Questi dati sono comunque inaccettabili e testimoniano, una volta di più, la cecità della politica di fronte alle priorità ed alle emergenze del Paese. Gli organici, compreso quelli dei docenti come strutturati, sono del tutto deficitari ed inadeguati al corretto funzionamento della scuola pubblica, questo appariva evidente in condizioni di normalità ed appare drammatico oggi in cui lo spettro del covid-19 continua ad aleggiare e a condizionare la vita di tutti. Il Paese si interroga sulla ripresa delle attività didattiche mentre la politica sembra incapace di fornire risposte efficaci. Le linee guida sulla riapertura delle scuole a settembre non sono sufficienti a garantire una ripartenza in sicurezza poiché le regole sul distanziamento ivi contenute appaiono inattuabili. Le classi infatti, già nel periodo pre covid, erano afflitte dal sovraffollamento in un contesto di edilizia scolastica vetusto ed a volte fatiscente. In spregio alle norme sulla sicurezza gli alunni di ogni ordine e grado sono stati assiepati nelle aule in maniera indecorosa, non a caso il neologismo “classi pollaio” ha conosciuto una eco mediatica importante ed è tristemente diventato di uso comune, ma non deve ridursi a una vuota formula propagandistica. In questo clima, già deprecabile per gli attori della scuola pubblica, si è insediato il covid-19 reo di averci sconvolto la vita ed aver paralizzato il sistema scolastico italiano, quanto meno quello in presenza. L’emergenza sanitaria ha scoperchiato il vaso di Pandora, ponendo sotto gli occhi di tutti anni di tagli e mancati investimenti sia nella scuola che nella ricerca.  Secondo Eurostat l’Italia è uno dei paesi sviluppati con il minor numero di ricercatori al mondo, solo Cile, Turchia e Polonia registrano un dato inferiore a quello italiano. L'Istat nel 2016 contava che 3 mila dottori, i quali avevano conseguito nel 2008 e nel 2010 il titolo in Italia, vivono all'estero stabilmente. Il rapporto 2018 di ministero del Lavoro e Istat dedica un capitolo a parte ai dottori di ricerca e alla loro fuga, quasi uno su cinque di quelli che hanno conseguito il titolo nel 2014, finito il percorso, decide di trasferirsi all'estero. Insomma per concludere, ritardi e tagli nei settori strategici, in un Paese governato da una classe dirigente senza una precisa visione. Oggi la nostra classe politica fa un’elemosina alla scuola pubblica: 300 milioni di euro da distribuire a circa 8000 scuole, va meglio alle private che ne incassano 150. Ancora una volta si sceglie di sacrificare un settore cruciale per la crescita del nostro Paese destinando briciole al posto di investimenti strutturali che dovrebbero concentrarsi in assunzioni, rafforzamento delle dotazioni organiche, interventi nell'edilizia. Quale modello di scuola dobbiamo aspettarci allora? Le scelte di oggi saranno in grado di assicurare e preservare l’attività scolastica in presenza? Saranno in grado di preservare quel modello di “addensamento sociale” dietro i banchi? La risposta è negativa naturalmente, a palazzo Trastevere si naviga senza bussola, le uniche proposte che arrivano dalle linee guida raccontano di turni di classi sdoppiate tra lezioni in presenza ed on line. Ma tant'è!Le proposte lungimiranti pensate dai sindacati, la possibilità di sfruttare le deroghe ai vincoli di bilancio, pare possano valere per tutti tranne che per la scuola. La scuola per troppo tempo è stata considerata dalla politica una realtà di secondo piano. La sensazione è allora che si sprechi scientemente l’occasione di invertire la rotta, la possibilità di offrire una chance di rilancio ad un settore, quello scolastico, da troppo tempo abbandonato.

I numeri delle dotazioni organiche decrescono, sintomo rivelatore che la politica dei tagli non si è arrestata nemmeno di fronte all'immane tragedia rappresentata dall'epidemia. Il contenimento dei rischi si DEVE attuare con investimenti per assunzioni ed adeguamento edilizio dei locali scolastici non certo tenendo in classe la metà degli alunni, mentre la restante parte dei discenti combatte a casa con la DAD, il tutto a spese delle famiglie in un contesto di connessioni WEB spesso farraginoso. Il problema non né stato il virus, semmai esso è stato rilevatore, il nodo gordiano è invece rappresentato da un sistema che non ha retto, che non poteva reggere e non reggerà con queste premesse. Auspichiamo che il calo demografico, e la didattica in presenza con situazione emergenziale, diventino una risorsa per ripensare ad una riscrittura della determinazione dei criteri e dei parametri per stabilire un numero ridotto di studenti per classi ed un aumento del personale tutto.

Il segretario provinciale                       Il segretario provinciale                       Il segretario provinciale  

   Uil scuola Brindisi                              Snals Confsal Brindisi                          Gilda Unams Brindisi

  f.to Emiliano Caliolo                           f.to Antonio Perugino                        f.to Francesco Genovese

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