CATE, IO


 

Nei giorni in cui è stato  bandito dai social network “Ana”, il sito considerato  a rischio  di devianza dei comportamenti alimentari, recensiamo  Cate, io, premio “Subway-Letteratura” con distribuzione editoriale nelle metropolitane di sette città italiane per  approccio originale al tema  parimente delicato della percezione identitaria di una adolescente, tutt’altro che evanescente “farfalla”.

La Cate di  Matteo Cellini, giovane insegnante di  lettere in una scuola media, è una 17enne obesa  che con insolita arguzia  anticipa e "neutralizza" le insidiose  cattiverie del suo vissuto quotidiano in  un paesino di provincia, Urbania, di “ottomila anime appena.”

Tra liceo e famiglia, la vita di Cate è segnata da una obesità  che non è individuale: è un tratto che la accomuna e la emargina con  tutta la sua famiglia,  sorta di categoria sociale e “ponderale”.

Io non entro nelle poltrone della Sala Lux, il cinema di Urbania, e neanche Gionata ci entra. Mamma dice che a casa i film sono più belli, ma Oscar continua a chiedere di andare. Così, quando esce qualche film di animazione che sarà visto da tutti proprio tutti i ragazzini della scuola media, mamma mi chiede di prenotare dei biglietti a Fano, dove hanno poltrone più spaziose e comode, a dismisura d’uomo. Siamo gli eroi della dismisura, perché avere chili di troppo è questione di quantità, poi più niente. Per fare me hanno impiegato più pongo che per fare te. Per questo motivo io corro più piano, mi stanco più facilmente, respiro forte. Però siamo uguali.

La sensibilità maturata nella diffusa discriminazione fuori dalle mura domestiche l’ha portata ad una amara sintesi percettiva:  il mondo è diviso in “persone” e “non-persone”,  a seconda della taglia.

Caterina si riscopre  come una “non-persona” che fa uno sforzo sovrumano ogni volta che esce di casa:

Sono irriconoscibile quando saluto mamma sulla porta, e non perché ho mezza faccia sotto la sciarpa… semplicemente, come il più triste dei supereroi, la mia identità scompare appena esco di casa, appena supero la cancellata – e non sono più Caterina.

Diventa una antieroina,“Cater-pillar”, “Super-Cate”, “Cate-ciccia” e difatti  nessuna è più brutta, più grassa o più sola di lei.  La sua arma è l'autoironia che precede l'offesa per attutirne il potere distruttivo. Caterina prevede le malignità che dicono sul suo conto  e non manca mai a scuola affinché non si parli di lei, per tenersi vicini i nemici ed evitare che la situazione le sfugga di mano. È molto intelligente, è la migliore della classe:  una disincantata  numero uno o, piuttosto  un “numero  primo”  dalla taglia XXL per immensa solitudine. Ed il mondo dei suoi coetanei normopeso le sta stretto come una tutina  dai lacci insopportabili.

Il suo corpo enorme ed ingombrante è, nella visione dell’autore, il segno della sua diversità, ma anche della  sua tenace identità. Cate nel suo egocentrismo, lo ammettiamo - pur nel dovuto rispetto - non commuove, né muove a compassione: 

Cammino e ho il mio costume indosso: un panneggiato,indolente, fluttuante manto di grasso. Sono una supereroina e risolvo problemi. Salvo il mondo.

Con la sua mole, si fa schermo di tutto il resto, ma di gigantesco ha solo la paura e l’inadeguatezza  che non  lascia spazio a figure positive come quella di una sua prof o di una annoievole, pur amorevole, compagna di scuola che “affacciandosi  dalla sua normalità” le tende una mano;  per sua affermazione, con le persone ha pochissimo in comune, troppo poco  anche per innamorarsi o semplicemente frequentarle:

Saluto nessuno con nessun cenno, mi siedo. Gli altri mi salutano invece perché se non lo facessero sembrerebbero indelicati nei confronti di tanta supereroica diversità. Ed è come non vivere, il senso di estraneità così forte da spingere involontariamente il piede contro il banco occupato da Anna e spostarlo appena più in là, ché non tocchi. Oggi non c’è bisogno, l’Annoievole è assente.

L’”io” del titolo  è comprensibilmente riconducibile alla caparbietà  dei 18 anni, quando si ha la pretesa di essere accettati dagli altri per quello che si è e tutto il resto è percepito come discriminazione e malvagità.

Scoprirà Cate  l’importanza delle relazioni umane rispetto al proprio senso identitario attraverso le fasi e gli ineludibili appuntamenti con la vita sociale, come la festa per il suo 18°  compleanno. Non si può vivere reclusi ed  infagottati  in panni comunque scomodi, anche se extralarge.

La citazione incipit di Cellini,  tratta dal testo del gruppo musicale "indie rock" degli anni ’90, ha un senso alla fine della nostra lettura:  è qui la nostra vita, tra abiti e convenzioni sociali …

 

I was dressed for success

but success it never comes

PAVEMENT, Here

 

Come per i Pavement,  c’ è in Cate  la capacità del “disegno cinico" delle relazioni sociali, troppo spesso pregiudizievoli e discriminanti -  in un affresco autentico della propria generazione di adolescenti; non manca, tuttavia, l' elemento di surreale ironia che infonde vitalità e persino leggiadria  alle “forme” della vita. E’ questo il messaggio della splendida illustrazione creata per il concorso "Grasso è bello 2011" ed utilizzata per la grafica di copertina del libro, edito da Fazi Editore.

Attento osservatore dei comportamenti e delle relazioni, ispirato (ci piace pensarlo) dal suo vissuto nella scuola, il prof Cellini dà finalmente prova di scrittura misurata tra taglie small o extrasmall   nello scenario degli esordienti  della narrativa contemporanea.

L'invito alla lettura delle prime 23 pagine del libro

 

di Severina Carnevale per UIL Non solo Scuola Brindisi

  

 

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