IL DISCORSO DEL RE

 

Sulla corrente motivazionale della Giornata europea della Logopedia, specificatamente dedicata nell’anno 2013 ai DSL ( disturbi specifici del linguaggio) ed in ragione della intrinseca qualità educativa,  recensiamo il film  proposto agli studenti della nostra città nella settimana del cinema BIF&ST – Rassegna “Protagonisti” ed in prima TV  mercoledì  13 marzo: Il discorso del re (The King's Speech),  4 premi Oscar 2011 su 12 candidature- miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

Il film  diretto da Tom Hooper ed interpretato da Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter eGuy Pearce   è ispirato alla  storia vera  del re Giorgio VI e  alla sua “ancestrale” balbuzie.

E’ il  1925 quando il principe Albert, Duca di York e secondo figlio di re Giorgio V, tiene il discorso di chiusura all'Empire Exhibition allo stadio di Wembley di Londra:  tutt’altro che altisonante il suo discorso è pregno del disagio e finanche empatico imbarazzo dello spettatore,  tutt’uno con le  migliaia di persone presenti allo stadio.

La balbuzie avvinghia  il giovane principe tanto da indurlo a rinunciare a tenere in futuro altri discorsi in pubblico. In qualità di figlio cadetto, il suo ruolo è secondario e gli lascia spazio da dedicare alla famiglia.  Se con la moglie Elizabeth e le figlie Margaret ed Elizabeth (la futura Elisabetta II),  il problema della balbuzie sembra marginale , in presenza del padre, Re Giorgio V, dal temperamento autoritario, si manifesta in maniera  acuta: segno evidente della correlazione significativa tra disagio socio-affettivo e disturbo del linguaggio.

Figura di svolta  della condizione del disagio è Lionel Logue: non un medico convenzionale , con  lauree o titoli accademici, ma  un attore - scopriremo - "esperto in terapia del linguaggio” per validata  esperienza sul campo con numerosi soldati che presentavano problemi del linguaggio, evidentemente per effetto dei gravi traumi subiti durante la Grande Guerra . E’ a questo personaggio eccentrico e  brutalmente “ diretto” che la duchessa , sotto falso nome, si rivolge per un ultimo, disperato  tentativo di riabilitazione del consorte.

Di forte impatto scenico è nel film  l’incontro tra il riluttante principe e Logue, che lo sottopone  a bizzarra prova di linguaggio: gli chiede di leggere ad alta voce un passo dell'Amleto tra la musica, ascoltata in cuffia   a tutto volume. La rabbia mista a frustrazione e diffidenza del principe sono alfine vinte dalla registrazione della propria voce: il brano dell'Amleto è declamato in modo fluente.

La terapia cui il principe si sottopone è fatta di regole dure, che violano il mondo interiore della patinata regalità:  banditi etichetta e formalismi per la cura dell’uomo,  semplicemente Bertie sottoposto ad esercizi di rilassamento muscolare,  di controllo del respiro, di movimento della lingua e pronuncia.

La relazione  di cura sarà profonda ed invasiva ; ad essere  minato  sarà lo status quo della politica e della famiglia regale. Episodi personali, legati all'infanzia e all'adolescenza di Bertie, sono all'origine della balbuzie.  Nulla osta a che il Principe possa  essere un ottimo re, nell'eventualità che il fratello Edoardo rinunci al titolo: una rivelazione quella di  Logue che il fragile Bertie con il suo trepidante ed “ incerto” linguaggio si ostina a rifiutare.

Solo la ragione di stato  e la ineluttabilità del discorso ufficiale da re, dopo l' abdicazione del re Edoardo per amore della divorziata  Wallis Simpson in suo  favore, lo indurrà a riprendere la terapia.

Memorabile nel film la scena del discorso alla nazione da trasmettere via radio nel momento   della dichiarazione di guerra alla Germania del 1939 , orchestrato dai gesti ritmici di un grande Logue  nella interpretazione di un successo, che è dell’uomo Bertie.

Linguaggio, emozioni e corporeità “ in libertà” lo  erigono ad autentica  figura regale, mai più governata dalla paura.

guarda il trailer del film in prima TV- Canale 5 alle 21:10 

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