Un giorno devi andare

 


 

In viaggio “satellitare” da Milano in 40 sale cinematografiche italiane l’anteprima  del  film di Giorgio Diritti … destinazione  “terra del cuore”.

“ Un giorno devi andare “ è il film, girato in Amazzonia,  scelto per  valorizzare, nella innovativa dimensione satellitare,  il cinema italiano e i suoi spettatori. 

Augusta-  interpretata dalla talentuosa  Jasmine Trinca - è la giovane protagonista  in viaggio dall’ l'Italia alla volta del Brasile al seguito di una suora, la cui missione è quella  di evangelizzare con la preghiera  gli indios ed i loro “luminescenti bambinelli”.

Miscredente e refrattaria alla logica della carità religiosa propria della  condotta missionaria, Augusta  fa  presto una scelta tutta laica distaccandosi dalla suora che l’ha iniziata al mondo di selvaggia semplicità;  determinata a rimanere  “terra”  prosegue il suo percorso in solitudine fino a Manaus, capitale dell'Amazonas sulla riva del Rio Negro per stabilirsi  nella favela:  povertà, lambita da una ricchezza che compra uomini, donne e bambini,è l’epifanica scoperta.

E’ in questo  scenario di umiltà e desolante povertà  che, accolta da una numerosa famiglia del posto, Augusta riscoprirà il calore delle relazioni umane e la  consolazione del  lutto della sua anima.

La donna “tutta da rifare”  dopo un bambino perduto e la irrimediabile sterilità, un matrimonio fallito ed  una vita disfatta - sull'isola lontana da Dio e  dagli uomini, abitata solo  da silenzio interiore  e suoni ancestrali della natura- si rivela   capace di  dare “a quanti dall’ altra parte del mondo non hanno paura di farsi insegnare “. 

Impegnata nel dialogo  piuttosto che nel  soliloquio religioso, riconosce il valore aggiunto  della umana  comprensione per la diversità del sentire e del vivere nell’altra parte del mondo.

Se gli indigeni sono per lei il termine di paragone con un passato di purezza perduta, la favela è  il terreno rigenerante della solidarietà attraverso il contributo “terreno” alla qualità della vita dei favelados, alla mercé dei  narcotrafficanti e del regime dello Stato. 

La crudeltà della Natura, sancita da un'alluvione e dell'Uomo, nella corruzione della politica e del denaro, distruggeranno il fragile equilibrio ristabilito da Augusta con se stessa e con il prossimo nelle favelas. 

Si ritrova, dunque, a fare i conti con l'ambizione delle proprie scelte e con   il fallimento delle proprie soluzioni:  è  il  momento di andare … vedremo,  come  spettatori, dove. 

La  scena incipit della luna velata dalle nuvole che si dissolve in una ecografia fetale e lascia un silenzioso rimpianto sul volto di Augusta si connota sul finale di melanconico significato  di fronte all’esperienza di vita e di viaggio di Augusta:  fugace serenità,  forse, nel sorriso di un bambino, rispetto alla subita impossibilità del  procreare. 

All’oscuro del finale, il titolo  «Un giorno devi andare» evoca  nel film award Sundance Film Festival   il senso dell’esortazione  a proseguire nella vita e nella  inventiva cinematografica  al di là di ogni facile e rassicurante certezza. 

Giudicato spirituale e pieno di grazia “femminile”, il  messaggio del regista  è affidato alle donne “perché la donna rappresenta la tutela della vita e una terapia: un naturale accoglimento”. 

In uscita sui nostri schermi giovedì 28 marzo, “andiamo”al trailer, incantevole ! 

 

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