“ La grande bellezza”

“Mi sono lasciato guidare dalla meraviglia che ancora provo nel vedere Roma, una città che sa sorprendermi sempre” afferma il regista  Paolo Sorrentino ed il film “ La grande bellezza” si apre, si evolve  e chiude come un sipario su una Roma silente, soleggiata di grande bellezza, appunto.

E’ il grandeur di una aulica capitale che  resiste a fare da contraltare,  non al divismo lussureggiante pur melanconico della dolce vita felliniana, quanto piuttosto al vuoto desolante della vita senza divi, né miti né tantomeno sogni.

Ogni passione è spenta … e Roma ancor più bella di notte, se possibile, è lo scenario inadeguato della ordinaria festa di compleanno dello scrittore e cinico giornalista di costume Jep Gambardella: protagonista della festa quanto della fatua comunità del jet set che la anima.

Ci ritroviamo invitati noi stessi a condividerne volgarità e  falsi sorrisi, tra attrici di scarso valore  e registi falliti: primo fra tutti l’autore teatrale interpretato da Carlo Verdone.

Solo la vista stupefacente del Colosseo  dal terrazzo di Gambardella  vale la  fatua serata di una umanità infelice.

 

Il protagonista lo sa bene: l’ apparente bellezza  “è tutto un trucco”  che lo porta, alla soglia dei 65 anni, a  meditare sul suo passato di romanziere e sul grande amore di gioventù.

Tra vita e  morte, silenzio e  rumore, vizi e  rimpianti,  Jep Gambardella si ritrova a  fare un bilancio personale.
Sullo sfondo di una Roma di inopinabile, grande bellezza è il ritratto desolante di chi la abita. Il personaggio interpretato da Servillo si muove tra pregevoli fotogrammi di  vicoli, lungofiume, palazzi, giardini preziosi e monumenti.

A dispetto della critica “made in Italy”,  “La grande bellezza” è il film italiano che,  animato da talentuosi  attori nella regia ricercata di Paolo Sorrentino,  è approdato al Festival  di Cannes, unico film italiano in concorso.

Il tempo dilatato e sospeso del film formato da diversi episodi, apparentemente slegati tra loro è volto alla rappresentazione di una unica commedia umana che tocca parimenti nobiltà, arte,  chiesa e  cultura, sacro e profano. “Tutti sull’orlo della disperazione” senza altro rimedio che farsi compagnia, prendersi un po’ in giro».

Per le  figure  umane ostaggio  della noia esistenziale la salvezza è  nell’ l’immaginazione e nel ricordo tra il mare sognato e i frammenti di gioventù lontana. La purezza è rara, a sprazzi, semplice, tutt’altro che nobile come la  “datata” spogliarellista romana: la ultraquarantenne Ramona (Sabrina Ferilli). 

Film grottesco, arcano?! Alle critiche Sorrentino risponde «Non voglio indagare le ragioni per cui la critica straniera ha apprezzato il film, né quelle per cui alcuni giornalisti italiani non ne sono stati soddisfatti. Se si viene invitati al festival di Cannes, il che è un privilegio, si accetta proprio perché si affronta una platea internazionale, con tutte le incognite possibili, rischiando anche molto ». 

E forse, aggiungiamo noi se si viene invitati al festival di Cannes non è da escluderela grande bellezza”  del film,  metafora di tempi decadenti di ricorrente attualità.

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