“Paulette” tra precarietà e dolore

Al festival pugliese Bif&st  Paulette di Jérôme Enrico era   stato accolto tra una pioggia di   applausi e    la critica cinematografica  ce   lo  aveva preannunciato come un caso di eccellenza filmica  dalla cifra record di un milione di spettatori in Francia.

In Italia,  dal 6 giugno,  è sul grande schermo il film che vede protagonista la bizzarra pensionata Paulette , vittima affatto convenzionale della precarietà e del dolore, parola  del suo inventore/regista.

Paulette è una settantenne - interpretata dalla  grande Bernadette Lafont, premiere  actrice di Truffaut - costretta per sopravvivere a cercare il cibo nei cassonetti e a raccogliere la frutta e la verdura scartate dai venditori del mercato. Povertà indigente la sua? Semplicemente ordinaria: ex pasticciera,  anziana ed in solitudine  in un complesso residenziale alla periferia di Parigi,  non riesce ad arrivare a fine mese con la sua magra pensione. Con lo sguardo occhiuto di chi è curioso per  natura  o per mancanza di un proprio  mondo  sociale ed affettivo, si ritrova ad osservare  gli strani movimenti serali fuori dal suo palazzo e a scoprire il mondo degli spacciatori di cannabis. Lo sguardo di Paulette  non presagisce nulla di  buono.

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"Il caso Kerenes"

 

Il caso Kerenes,  titolo originale "Pozitia copilului", sul grande schermo italiano dal   13 giugno 2013  è il fim di genere drammatico di Calin Peter Netzer , premio  Orso d'oro al Festival di Berlino 2013.

Cornelia, per antonomasia una virago madre,  è la donna benestante dell'alta società a cui non manca nulla, se non l'affetto  autentico del figlio Barbu, destinatario delle sue ossessive premure.

Con approccio intimo, il film esplora  il rapporto tra il trentenne   Barbu - idealmente nell’età della autonomia   delle scelte  e della indipendenza economica -   e Cornelia, la madre  gelosa custode  dell’ infanzia che non è più.

In un ambiente patinato di soldi , volano di ricchezze come di desolata dipendenza a  Barbu  succede di uccidere  accidentalmente un ragazzino in un incidente stradale. E’ in questa  tragica  circostanza che Cornelia si dimostrerà pronta a tutto pur di evitare  al figlio la prigione. Tutta sua è l’adesione partecipata alla difesa del figlio,  senza  nessuna profonda comprensione della  vera libertà cui  Barbu aspira.  

Di grande impatto scenico, la presenza di Cornelia sul luogo dell’incidente mortale al cospetto del lutto: arroganza  ed estraniamento di ceto nella fiera interpretazione  di  Luminita Gheorghiu.

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"Tutti pazzi per Rose": una donna vincente

 

Primavera  fine anni ’50: è in una piccola cittadina dal fascino  austero della Normandia francese  che vive la protagonista della commedia populaire di Régis Roinsard , Rose Pamphyle.

A 21 anni, la  sua vita  non è certo prodiga di  promesse:  orfana di madre, è destinata  a   passare  da un ambiente  familiare triste  con un padre burbero, titolare di  un piccolo emporio  al mesto  ruolo di  casalinga in un  matrimonio con il figlio del proprietario dell'autofficina del posto.

Mossa da energia vitale, Rose si oppone al disegno piccolo- borghese tracciato contro la sua volontà e parte per Lisieux, dove - appare sulla scena - il trentaseienne Louis Echard, carismatico titolare di un'agenzia di assicurazioni in cerca di  una segretaria.

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“ La grande bellezza”

“Mi sono lasciato guidare dalla meraviglia che ancora provo nel vedere Roma, una città che sa sorprendermi sempre” afferma il regista  Paolo Sorrentino ed il film “ La grande bellezza” si apre, si evolve  e chiude come un sipario su una Roma silente, soleggiata di grande bellezza, appunto.

E’ il grandeur di una aulica capitale che  resiste a fare da contraltare,  non al divismo lussureggiante pur melanconico della dolce vita felliniana, quanto piuttosto al vuoto desolante della vita senza divi, né miti né tantomeno sogni.

Ogni passione è spenta … e Roma ancor più bella di notte, se possibile, è lo scenario inadeguato della ordinaria festa di compleanno dello scrittore e cinico giornalista di costume Jep Gambardella: protagonista della festa quanto della fatua comunità del jet set che la anima.

Ci ritroviamo invitati noi stessi a condividerne volgarità e  falsi sorrisi, tra attrici di scarso valore  e registi falliti: primo fra tutti l’autore teatrale interpretato da Carlo Verdone.

Solo la vista stupefacente del Colosseo  dal terrazzo di Gambardella  vale la  fatua serata di una umanità infelice.

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Cinema in festa con “Mi rifaccio vivo”

 

A rifarsi vivo in occasione della Festa del Cinema  2013 è Sergio Rubini, talentuoso regista di  L'anima gemella (2002) ed autentico esploratore dei generi cinematografici: dal thriller Colpo d'occhio (2008), al dramma di La terra (2006), alla commedia con Tutto l'amore che c'è (2000), a L'uomo nero (2009), il suo tributo d’arte alla terra natale di  Puglia.

Mi rifaccio vivo è un  felice ritorno nella filmografia di Sergio Rubini: quello  ai toni brillanti e caldi dell’ ironia velata  di melanconia.

La trama assai godibile si snoda intorno alle dinamiche di sfida e competizione di un’amicizia al maschile che nasce sui banchi di scuola tra Biagio Bianchetti (Pasquale Petrolo ) e Ottone Di Valerio (Neri Marcorè) imprenditori dal temperamento e dallo  stile di  vita diversi, finanche contrastanti : fragile, insicuro, il primo che nutre un lacerante complesso di inferiorità nei confronti del secondo,  furbo e  simpaticamente “bastardo”.

Di quest’ultimo lo scherzo azzardato   che  spingerà   Biagio, sull'orlo del fallimento, al piano suicida.
Letteralmente “volato in cielo”, come nelle barzellette o negli spot pubblicitari della  nota marca di caffè, a Biagio viene concessa una seconda possibilità: tornare sulla Terra sotto le mentite spoglie di Dennis Ruffino (Emilio Solfrizzi), nuovo brillante manager dell'azienda di Ottone. La vendetta sarà il piatto freddo, da servire come un diavoletto “dall' al di là”.

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