Tra libro e film: la magia di Oz continua…

Indelebile nella memoria della nostra infanzia è ll meraviglioso mago di Oz (The Wonderful Wizard of Oz, 1900) , il celebre romanzo  di L. Frank Baum.

Solo una più matura e consapevole lettura adulta è capace di svelarci il fascino della fabulazione:  è una  insolita favola, quella del Mago di Oz,  senza  esplicita morale finale che conduce il lettore  in un mondo bizzarro, popolato di stravaganti personaggi, dove l’impossibile è pura realtà. E la morale si disvela nell’incanto intertestuale della narrazione.

Prima di andare con i nostri piccoli al cinema per l’attesissimo film  2013 “ll grande e potente Oz (Oz: The Great and Powerful) -  diretto da Sam Raimi -  l’occasione è buona per rispolverarne  le pagine della memoria, rispetto ad una visione filmica che nelle intenzioni  cinematografiche del  “prequel” o  antefatto  si preannuncia, se possibile, ancor più fantasiosa! 

Nel romanzo tutto comincia con Dorothy, la bambina  originaria del Kansas, la cui vita spensierata con gli zii ed il fedele cane Toto, viene sconvolta  da un ciclone- metaforica variabile temporale degli accadimenti della vita- che la priva degli affetti e  della sua dimora.

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PINOCCHIO: IL FILM DI ENZO D’ALO’

E’ atteso per il 21 Febbraio 2013 il Pinocchio di Enzo D’Alò - autore tra gli altri di “La gabbianella e il gatto” e “La freccia azzurra” -che si  annnuncia come un grande film di animazione con i disegni di un artista italiano di fama internazionale , Lorenzo Mattotti. e le musiche composte da Lucio Dalla alla sua ultima opera.

Della ideazione e sceneggiatura di Pinocchio, D’Alò racconta «Dal 2000, appena terminata la quarta versione della sceneggiatura, mi arrovello su quale sia la strada corretta e originale per ri-raccontare la storia di Pinocchio. Abbandonata. Ripresa. Abbandonata, poi ripresa, poi nuovamente abbandonata. Per quale reale motivo Collodi scrisse una storia per bambini, moralista, troppo, lui che moralista non appariva? Perché una storia per i bambini? Qual era il punto di vista della storia? Pinocchio o Geppetto, la Fatina o il Grillo?».

Ed una personale chiave di lettura, quella di  Geppetto, il regista la trova quando nel   2003  perde il padre; nella simbolica  dedica d’arte cinematografica da nuova vita al suo Geppetto come  padre che si rivede nel volto del figlio.

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Re della terra selvaggia

 

E’ grande la nostra curiosità  per il film più  atteso del 2013 ed in uscita il prossimo 7 febbraio: Re della terra selvaggia.  Definito dal Time Magazine come uno dei dieci migliori film dell’anno, è stato premiato con quattro delle più importanti nomination conferite dall’Academy: Miglior Film, Miglior Regia,  Miglior Sceneggiatura non originale e soprattutto Miglior Attrice Protagonista a Quvenzhané Wallis, che a soli nove anni e scelta per caso, è la più giovane candidata di tutti i tempi all’Oscar grazie ad un interpretazione capace di incantare il pubblico degli Stati Uniti.

Tratto dalla piece teatrale di Lucy Alibar Juicy and Delicious, una commedia apocalittica su un adolescente che perde il proprio genitore in un luogo remoto, Re della terra selvaggia - opera prima di Behn Zeili, già premiato  per una serie di eccellenti cortometraggi-racconta la storia di Hushpuppy, un’intrepida bambina di sei anni che vive con il padre Wink in una comunità ai margini del mondo.

Quella di Zeilin è riconosciuta a livello internazionale come riuscitissima resa cinematografica di una avventura  esistenziale:   Hushpuppy ,originaria di Bathtub (la Grande Vasca, ovvero una  zona tagliata fuori dal mondo da una diga ) vive a diretto contatto della  natura selvaggia- la wilderness fisica e simbolica protagonista degli scrittori pionieri americani-  nel  sud della Louisiana, tra paludi e calamità naturali. La sua è una  quotidianità  che si connota di magia e stupore del vivere o piuttosto  sopravvivere umano  in una condivisione   con il mondo animale che ha il fascino dell’incredibile.

E’ tale la fusione tra uomini e natura che  quando l’austero e premuroso  Wink – il solo ad insegnare alla sua bimba “ il mestiere del diventare grande da sola” -contrae una malattia,misteriosa anche essa,  la natura impazzisce: la temperatura aumenta, le calotte di ghiaccio si sciolgono, arriva un esercito di creature preistoriche chiamate “auroch”. Con le acque in aumento, l’arrivo degli auroch e il peggioramento della salute di Wink, Hushpuppy decide di andare alla ricerca della madre smarrita in un insanabile abbandono.

La ricerca di Hushpuppy ci ricorda il tema della quest nella letteratura americana: è un viaggio di esplorazione, tra peripezie affrontate con la forza dirompente dei sentimenti propria  di una bambina , che genera “ nuovo”, fanciullesco stupore per  l’incanto della vita.

E ad incantare spettatori e critica è la rabbia e la voglia di vivere con autentica grinta , che emergono nell’opera di  Behn Zeili a dispetto delle avversità : tanto ad affermare la dignità di una società ribelle, dimenticata nel Sud del mondo, capace di celebrare  festosamente persino la morte, non avendo smarrito il valore della vita come i tanti più fortunati(?! ) della società civilizzata che “hanno le vacanze solo una volta all'anno. Ficcano il pesce nelle buste di plastica. Legano i bambini su dei carretti con tettino”.

A dispetto degli standard  della cinematografia commerciale statunitense, con un budget basso , con una ridotta  troupe professionale e la collaborazione di attori  non professionisti della Lousiana, nei dintorni di Montegut, Re della Terra Selvaggia vince la sfida della sperimentazione filmica e scenica a tutto vantaggio della sensibilizzazione sociale alla conoscenza e all’apprezzamento geografico e culturale  di luoghi inospitali e proibitivi.

Il successo del film risiede in tal senso nella contaminazione artistica tra lo stile documentaristico  della rappresentazione della realtà ed il tocco visionario dell’immaginazione.

Al fine vince l’incanto lirico per la comprensione e l’accettazione del mondo in cui viviamo: di fronte alla protagonista e al suo prepotente disegno di vita, ai  bisonti - che nel film simboleggiano  paure e fragilità infantili - non resta che un riguardoso inchino.

Quanto a noi, non vediamo l’ora di entrare nella Grande Vasca   e godere dell’esperienza sensoriale  cinematografica, certa promessa di rigeneranti emozioni.

a cura di IRASE UIL Brindisi

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Libro-film di formazione: "Bianca come il latte, rossa come il sangue"

E’ grande l’attesa dei giovani sui social networks per il fim "Bianca come il latte, rossa come il sangue", tratto dal romanzo di Alessandro D'Avenia, edito da Mondadori. Le ragioni risiedono nel successo del libro consacrato romanzo di formazione dell’anno 2012.  E se la parola formazione rimanda agli adulti in continua doverosa riqualificazione delle proprie competenze,  nello spazio IRASE UIL essa si connota di qualità dinamica ed interattiva rispetto ai giovani della Scuola. Si impara e migliora insieme, giovani ed adulti della scuola  attraverso scelte condivise di didattica laboratoriale: leggere e sperimentare testi di narrativa o cinematografia sono attività culturali ed educative  su cui innestare percorsi di apprendimento significativo finalizzati  al disegno della personale identità.

In questo senso il libro del “prof”, Alessandro D’Avenia, è un caso di successo editoriale, di atteso remake cinematografico e ancor più di attenzione partecipata nella Scuola.

La trama è di per sé avvincente:  il protagonista Leo è un sedicenne come tanti, ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio ed  i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente".

E’ in questo contesto di vita ordinaria a scuola , che l’arrivo del nuovo supplente di storia e filosofia è atteso e finanche  preparato con cinismo e palline inzuppate di saliva.

L’ insegnante risulterà, invece, destabilizzante nella sua eccentrica diversità. Interpretato al cinema da Luca Argentero, sempre perfetto nei panni del diverso, si distingue per un vivace bagliore  negli occhi di ardore per la vita a scuola e non solo, per la fede naif nella ricerca del sogno.

Scene di vita a scuola  e intime realtà si fondono nella narrazione di D’Avenia e richiedono un cast interpretativo di tutto riguardo.

Nel racconto Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Rosso è il colore dei capelli di Beatrice, rosso è il colore dell'amore e  della passione per lei, inconsapevole destinataria dei  suoi sogni adolescenziali.

Rosso è pure il colore del sangue vivo che scorre come linfa vitale nelle vene, rosso è il colore delle ferite immaginifiche del cuore. Bianco è, per simbolico contrasto, il colore associato alla malattia di Beatrice . E’ su questo lacerante divario di colori ed esperienze di vita che si gioca il ruolo in divenire del giovane Leo come persona:  dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

Bianca come il latte, rossa come il sangue, percepito come romanzo di formazione, è un testo coraggioso che, attraverso il monologo di Leo - ora scanzonato e brillante, ora più intimo e tormentato - racconta cosa succede nel momento in cui nella vita di un adolescente fanno irruzione la sofferenza e lo sgomento, e il mondo degli adulti sembra non aver nulla da dire.

In un recupero moderno e vitale  della complicità tra docente ed allievi  nella scuola che vale l’esperienza condivisa della formazione,   si genera l’ energia delle risposte alla vita, pur tra dolori e difficoltà.

I veri protagonisti in questo romanzo/film  sono i colori:  “Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini”.

La scrittura nel romanzo dà il senso della formazione come evoluzione: Leo inizia il suo percorso con questa frase:” Mi sento un errore, un errore di ortografia. Una doppia dove non ci va, un "fà" con l'accento. Un colpo di bianchetto e io sparisco, come tutti gli errori. Il foglio resta bianco, pulito, e nessuno vede il dolore nascosto dietro quello strato bianco.” La sua finale diversità è anche essa percepibile attraverso  le parole: “Il mio sorriso dice senza parole che quando cominci a vivere davvero, quando la vita nuota dentro il nostro amore rosso, ogni giorno è il primo, ogni giorno è l'inizio di una vita nuova. Anche se quel giorno è il primo giorno di scuola” .

Il film Bianca come il latte, rossa come il sangue, come tutti i film tratti da un romanzo,  va in sfida con le parole e con i colori delle emozioni.  Nell’attesa … il ciak trailer

A cura di IRASE UIL Brindisi

 

LE AVVENTURE DI FIOCCO DI NEVE

 Videorecensione

Nella convinzione che la didattica laboratoriale sia fortemente sostenuta dalle sollecitazioni culturali generate dalla lettura e dalla cinematografia ricca di immagini, voci e tematiche vicine al "vissuto 3d" dei giovani e ancor più giovanissimi della Scuola, confermiamo la valenza didattica del cartone animato come il genere filmico più vicino alla favola,  capace di catalizzare emozioni e pensieri indistintamente di adulti  e bambini.

Tra i film premier del 2013, spicca  Le avventure di Fiocco di Neve:  per regia di Andrés G. Schaer, il film tratta della vera storia di Fiocco di neve.

Unico gorilla bianco al mondo, il cucciolo albino Fiocco di neve arriva allo Zoo dove diventa il gorilla più ammirato e coccolato dai visitatori del parco. Le insidie tutte umane dell’ invidia e della conflittualità di genere sono in agguato: a causa del colore della sua pelliccia, conoscerà l’emarginazione dal gruppo , consolata dalla rara ed autentica amicizia di   Miguel, il panda rosso.

L’amicizia è condivisione ed  è con Miguel che Fiocco di neve si avventura alla ricerca della Strega del Nord, capace di straordinari prodigi.  Il suo sogno di “omologazione”- un termine in voga che non ci piace  ma rende l’attualità del disegno conformista di vita-  di diventare un gorilla nero come tutti gli altri verrà per sua fortuna disatteso.  Tutta sua e nostra di spettatori è la piacevole sorpresa della identità diversa, ma ciò nondimeno speciale!

Un finale da favola, che trova riscontro nella vera  storia di Copito de Nieve, unico superstite in ragione del suo  insolito aspetto di una battuta di caccia nel  1966:  portato al centro di ricerche zoologiche di Ikunde, Guinea Equatoriale,  fu - per disposizioni del biologo catalano, Jordi Sabater Pi.- trasferito a Barcellona.  Beniamino della città,ne è diventato simbolo a livello internazionale. 

Una  vera storia di vincente diversità da riscoprire, a scuola di  cinema ,  per la rara e fugace bellezza di un fiocco di neve, appunto. 

Per riflettere sulla diversità attraverso la fiaba "animata" e , più in generale, la letteratura e coglierne le inferenze pedagogiche vi segnaliamo,da fonte web, il documentato saggio di Raffaella Masini.

 

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